Irving, secondo i protocolli in vigore a New York, a causa del suo status di non vaccinato non potrà disputare le partite casalinghe: la regular season ne conta 41, più le due a casa Knicks

Ho fatto una scelta e chiedo a tutti di rispettarla“. Nessuna marcia indietro. Kyrie Irving conferma la volontà di non vaccinarsi contro il Covid. Nonostante la scelta rischi di estrometterlo dal prossimo campionato Nba. Il playmaker dei Brooklyn Nets continua a far discutere: il giorno dopo essere stato messo fuori rosa, il cestista originario di Melbourne ha rotto il silenzio che durava dal 17 settembre spiegando via social i motivi di una scelta che lo ha fatto in poco tempo diventare uno dei paladini dei no-vax in tutto il mondo. E chiarendo che non intende ritirarsi. “Sto facendo ciò che è meglio per me. Conosco le conseguenze, sono giudicato e demonizzato per questo”, ha dichiarato su Instagram Live, ai suoi 15 milioni di follower. “Non sono qui per indorare la pillola. Questo è il ruolo che interpreto, ma non ho mai voluto rinunciare alla mia passione, al mio amore, al mio sogno”.

Irving, secondo i protocolli in vigore a New York, a causa del suo status di non vaccinato non potrà disputare le partite casalinghe: la regular season ne conta 41, più le due a casa Knicks. Potrebbe, tuttavia, allenarsi e giocare in trasferta con i Nets. Il direttore generale dei Nets, Sean Marks, ha dichiarato che la decisione di escludere Irving nella squadra fino a quando non avrà ricevuto almeno una dose di vaccino è stata condivisa con il proprietario Joe Tsai. Saltando le partite a New York, il 29enne play perderà sui 17 milioni di dollari, circa la metà del suo ingaggio. “E allora? Non si tratta di soldi”, ha sottolineato l’ex giocatore di Cleveland e Boston. “Non è sempre una questione di soldi. Si tratta di scegliere ciò che è meglio per te. Credete che io voglia davvero perdere soldi?”. Irving ha detto di rispettare i medici e chi sceglie di farsi vaccinare. Ma anche chi sceglie di non farlo. Non è mancata una frecciata ai Nets: “Mi era stato promesso che ci sarebbero state delle esenzioni e che non sarei stato costretto a vaccinarmi, l’obbligo non era una cosa che avevo previsto“. Anche se la legge a New York è passata da dieci settimane.

“Non si tratta dei Nets, non si tratta dell’Nba, non si tratta di politica”, ha proseguito Irving. “Non è una cosa qualsiasi. Si tratta della mia vita, della libertà di ciò che voglio fare. Nessuno dovrebbe essere costretto a fare qualcosa che non vuole al proprio corpo”. Riguardo la sua carriera, ha chiarito: “No, non mi ritirerò e no, non lascerò questo gioco in questo modo. C’è ancora molto lavoro da fare e ci sono ancora tanti altri giovani da ispirare, perché so che vogliono essere migliori di me. Resterò in forma, pronto a giocare e a riunirmi ai miei compagni”. Per adesso, però, Irving resta un caso spinoso per i Nets. Il contratto del play, arrivato a Brooklyn nell’estate 2019, prevede un’opzione per la prossima stagione da 36 milioni. Rinnovo che però al momento non sembra concretizzabile: il maxi quadriennale da 190 milioni era praticamente cosa fatta, ma la decisione di Irving ha rimesso tutto in discussione.

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