L’inno dei Mondiali 2026, Shakira presenta ‘Dai dai’: “Più culture in un’unica melodia”

L’inno dei Mondiali 2026, Shakira presenta ‘Dai dai’:  “Più culture in un’unica melodia”
Shakira in concerto a New York, settembre 2025. (Photo by Charles Sykes/Invision/AP, File)

Le parole della star colombiana a poche ore dalla sua esibizione a Città del Messico per la cerimonia d’apertura

Come rendere memorabile un inno dei Mondiali facendolo diventare un successo globale, che incorpora diverse lingue e generi musicali e al tempo stesso un ritornello da cantare a squarciagola. Chiedere alla star colombiana Shakira, che insieme alla stella dell’afrobeats, Burna Boy, è l’autrice del brano ufficiale dei Mondiali 2026, ‘Dai Dai’ e che nel 2010 conquistò la platee di tutto il mondo con l’indimenticabile ‘Waka Waka (This Time for Africa)’ scritto con i Freshlyground, per l’edizione che si svolse in Sudafrica.

Il calcio è qualcosa che unisce così tante culture e persone di diversa estrazione sociale” – ha dichiarato all’AP l’artista 49enne con cittadinanza americana – “La grande responsabilità di creare una canzone per i Mondiali è quella di realizzare un brano che rappresenti i sentimenti, le emozioni e la passione delle persone. Quindi, in un certo senso, bisogna scrivere quella canzone con la consapevolezza che deve essere globale. Deve abbracciare così tante culture e rappresentarne così tante in un’unica melodia”, ha continuato Shakira a poche ore dalla sua esibizione a Città del Messico . “Questo, in un certo senso, mi ha aiutato a creare canzoni simili in passato”, ha aggiunto. Ma al di là di queste idee concettuali, Shakira ha anche alcuni suggerimenti sonori specifici. “Credo che una buona canzone per i Mondiali debba assolutamente avere ritmo. Deve essere ritmica. Deve far venire voglia di ballare. E deve essere anche un inno. Deve far venire voglia di cantare tutti insieme, a squarciagola. Deve avere anche quel tipo di energia”, dice.

Insomma un must come quello che si augura il cantante colombiano J Balvin, uno dei quattro autori della canzone ufficiale della Coca-Cola per i Mondiali Fifa 2026, una rivisitazione di “Jump” dei Van Halen che vede anche la partecipazione del batterista Travis Barker, la cantante pop/R&B Amber Mark e il chitarrista Steve Vai. Quest’ultimo afferma che qualsiasi canzone, non solo l’inno dei Mondiali, deve catturare l’attenzione degli ascoltatori fin dal primo istante. “Oggigiorno, con la musica di ogni genere, che si tratti dei Mondiali, di reggaeton o di hip-hop, l’attenzione delle persone dura solo cinque secondi. Questa è la realtà. Non sto giudicando, bisogna solo metterci tutto l’amore possibile”, afferma. Ma un inno specifico per i Mondiali dovrebbe avere la stessa intensità di una partita. “Il calcio ci unisce, con tutti i suoi alti e bassi. Tutte queste emozioni diverse si manifestano in una sola partita”. La canzone dovrebbe avere la stessa energia”, spiega il chitarrista statunitense.

Anche la cantautrice canadese di origini marocchine Nora Fatehi è presente nell’album ufficiale dei Mondiali con ‘Siir, Siir’, una collaborazione con l’artista francese Vegedream e il DJ bengalese-americano Sanjoy. “Ci vuole un ritmo fantastico perché siamo qui per ballare e dobbiamo festeggiare”, afferma a proposito dell’inno dei Mondiali. Ma al di là di questo, Fatehi, nota soprattutto per il suo lavoro nei film di Bollywood, dice che quando la si ascolta, “ci si sente come se si stesse vincendo, o come se si stesse per vincere, o come se si fosse già vinto. Questa è l’emozione che deve evocare”. Per ‘Siir, Siir’, dice, “quello che cercavamo era di trovare un’emozione. Quindi, nel momento in cui si ascolta quella canzone, dovrebbe far sentire come se si fosse conquistato il mondo. Dovrebbe motivare. Dovrebbe essere fonte di ispirazione. Questa è la sensazione che dovrebbe trasmettere”.

Wyclef Jean, poliedrico membro dei Fugees, ha scritto e interpretato “Dar um Jeito (Troveremo una via)” per i Mondiali del 2014 in Brasile, insieme al chitarrista Santana, all’icona della musica elettronica Avicii (scomparso) e all’amatissimo cantautore brasiliano Alexandre Pires. “La melodia principale? Deve elettrizzare lo stadio. Devi letteralmente sentire l’intero stadio tremare. Se non succede, l’inno non avrà successo. Non conosco nessuna canzone dei Mondiali che non abbia un ritmo e un’energia incredibili”, aggiunge. Sebbene molte nazioni siano rappresentate nell’identità degli interpreti del suo brano – Brasile, Svezia, Haiti, Messico e Stati Uniti – Jean afferma di non credere che “servano necessariamente cinque artisti diversi per creare un inno globale. Ciò che amo di più dei Mondiali è che, prima ancora di avere una lingua, hanno un’energia e un’atmosfera”. Un buon ritornello, una melodia forte che chiunque può cantare: questa la chiave. Come ‘Un estate italiana’ di brano composto da Giorgio Moroder, Edoardo Bennato e Gianna Nannini è stato pubblicato il 20 novembre del 1989, schizzando subito in vetta a tutte le classifiche diventando da gennaio a settembre 1990 il singolo più venduto nel Paese. Era la nazionale di Schillaci e Baggio, era un’altra Italia. Quella delle notti magiche.

© Riproduzione Riservata