Gio Evan: “Ho capito L’eleganza del mango”

Gio Evan: “Ho capito L’eleganza del mango”

L’artista: “dietro un’offesa c’è sempre affinità”

Il 19 settembre esce ‘L’eleganza del mango’ (Lovassai Srl), il nuovo album del poliedrico artista Gio Evan che spiega così la scelta del titolo: “Perché il mango? Ho avuto modo di conoscerlo in India, ha struttura e portamento, mi piaceva l’idea di iniziare a vedere la vita in quanto vita, senza categorie”, confessa Gio Evan a LaPresse. “Non più l’uomo disegnato come essere perfetto bensì sciamanico – prosegue – Il mango perché è un essere di vita che ha tutto per essere un bullo e invece è al servizio della foresta, la sua potente maestosità messa a disposizione dei più fragili. Arriva anche a 30 metri e aiuta le piante più piccole. Mi ispiro al mango perché ogni aspetto di vita ti può dare un grande insegnamento. In questo nuovo disco volevo dimostrare che da una lumaca si può scrivere anche una bibbia sulla lentezza e sulla calma. Tutto insegna”. 

Artista poliedrico

Gio Evan: “Ho capito L’eleganza del mango”

Scrittore, poeta, filosofo, umorista, cantautore e artista di strada: così viene descritto Gio Evan. “Chi sono veramente? Faccio tutto molto male ma mi diverto a farlo. Amo la giocosità, fare tutte le cose serie con gioia. Amo studiare filosofia ma ho bisogno di riderci dentro, altrimenti cado nelle trappole della noia e di un galateo morale che non mi appartiene. Io sono contro il galateo interiore, il bon ton. Sono forastico: è l’aggettivo che più mi si avvicina. La strada mi ha cresciuto, mi ha dato le linee guida che servivano, l’istruzione canonica non mi stimolava, c’era anche una pirateria elegante, un’anarchia che mi interessava. Ho avuto bisogno di anarchia per capire che ci sono delle leggi che devi rispettare, che nascono da te e se vengono imposte come schiavitù non le accetti”. Durante gli anni che vanno dal 2007 al 2015 Gio Evan ha intrapreso un viaggio con la bicicletta che lo ha portato in India, Sudamerica ed Europa. “Che fine ha fatto la mia bici? È a Paraty, in Brasile, l’ho regalata a un ragazzo, Gabriel, che è stato l’ultimo a ospitarmi”.

L’ammirazione per Raffaella Carrà

“Perché ho tanta ammirazione per la Carrà? Era l’idolo di mia madre: quando appariva in tv la nominava e ci faceva prestare la massima attenzione: come quando il preside entra in una classe. Raffaela era questa icona, quando mia madre se n’è andata avevo dei flash in cui mi appariva Raffaella. Poi ho scoperto le canzoni e le sue capacità artistiche e quindi ho apprezzato il fatto che mia madre aveva anche dei gusti buoni”. 

Il tour dal titolo ‘L’affine del mondo’

Il 28 ottobre al Teatro San Domenico di Crema si alzerà il sipario sul nuovo tour teatrale scritto e diretto da Gio Evan dal titolo ‘L’affine del mondo’ che ha già 22 date. “Il teatro – confessa l’artista – mi fa sentire a mio agio. Attenzione è ‘L’affine del mondo’ non la fine del mondo. Intendo sottolineare l’affinità, il primo ingrediente per costruire un mondo ed empatizzare con il prossimo. Mi esibisco in un monologo sulle attenzioni alle parole che rompono le affinità e creano  fraintendimenti. La fine del mondo diventa l’inizio del mondo, un intreccio di giochi di parole che se non le ascolti bene potrebbero indurre a pensare che siano offensive ma se invece le ascolti bene scopri che sono rilevatorie”. 

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