È scomparso all'età di 84 anni il creatore di uno dei più grandi marchi di moda del Giappone, conosciuto come 'principe delle pieghe' per i suoi capi plissettati e per i dolcevita neri del Ceo di Apple Steve Jobs

È scomparso all’età di 84 anni il designer giapponese Issey Miyake, creatore di uno dei più grandi marchi di moda del Giappone, conosciuto come ‘principe delle pieghe’ per i suoi capi plissettati audacemente scolpiti e per i dolcevita neri del Ceo di Apple Steve Jobs. Il Miyake Design Office ha riferito che lo stilista si è spento il 5 agosto per un cancro al fegato. Nato a Hiroshima nel 1938, il designer diventò una star non appena i suoi capi arrivarono sulle passerelle europee. Formatosi studiando grafica presso un’università d’arte di Tokyo, e poi design di abbigliamento a Parigi, dove ha lavorato come apprendista per gli stilisti Guy Laroche e Hubert de Givenchy, Miyake successivamente si è trasferito a New York e poi di nuovo a Tokyo, definendo un’era nella storia moderna del Giappone a partire dagli anni ’70, con una visione giapponese unica per l’Occidente. Il suo top marrone che combinava il tessuto cucito giapponese ‘sashiko’ con la maglia di seta grezza, balzò sulla copertina del numero di settembre 1973 della rivista Elle. Le pieghe simili a origami di Miyake trasformavano il poliestere solitamente considerato un tessuto grossolano, in elemento di pregio. Per le sue creazioni utilizzò anche la tecnologia informatica nella tessitura. Capace di realizzare abiti che andavano oltre il banale, e sembravano raggiungere una dimensione spirituale, non è mai risultato pretenzioso, approvando sempre look come T-shirt e jeans. I suoi vestiti avevano lo scopo di celebrare il corpo umano, indipendentemente da razza, corporatura, taglia o età, non erano attillati come quelli dei suoi colleghi occidentali, poiché sosteneva l’importanza della libertà di movimento ponendo un’enfasi speciale su ogni pezzo di stoffa. Capi che erano spesso realizzati con decorazioni e dettagli minimi, in forme ampie e colori a blocchi. “Per me, i vestiti non dovrebbero essere cose che confinano o racchiudono il corpo… i vestiti dovrebbero renderci liberi – disse il couturier in una conferenza a Washington nel 1998 -. Forse creo strumenti. Le persone comprano i vestiti e i vestiti diventano strumenti per la creatività di chi li indossa”. Miyake fu anche pioniere dei ruoli di genere, chiedendo alla femminista Fusae Ichikawa negli anni 70 (quando lei aveva circa 80 anni) di essere la sua modella, inviando il messaggio che gli indumenti devono essere comodi ed esprimere la bellezza naturale delle persone reali. Nel corso degli anni, prese ispirazione da una varietà di culture e temi sociali, nonché da oggetti di uso quotidiano: plastica, rattan, carta ‘washi’, iuta, crine di cavallo, lamina, filati, batik, coloranti indaco e fili.

Da ricordare le evocazioni con immagini di Jimi Hendrix e Janis Joplin; la collaborazione con il pittore giapponese Tadanori Yokoo con immagini di scimmie e fogliame in tonalità vibranti e psichedeliche, quella con il designer di arredo e interni Shiro Kuramata, il fotografo Irving Penn, il coreografo e regista Maurice Bejart, il produttore di ceramiche Lucie Rie e il Ballet Frankfurt. Nel 1992, Miyake ricevette l’incarico di disegnare l’uniforme olimpica ufficiale per la Lituania che aveva appena ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica. Miyake, che detestava persino essere chiamato stilista, sceglieva di non identificarsi con quello che vedeva come un consumo frivolo, alla moda e appariscente. Il suo ufficio ha confermato che si è già tenuto un funerale privato e che, secondo i desideri di Miyake, non sono in programma altre cerimonie

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