Cinema, boom di film e serie italiane all’estero

Cinema, boom di film e serie italiane all’estero
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Anica e Apa si rivolgono al governo: “Ora serve continuità”

Crescono i film e le serie italiane all’estero, in particolare attraverso le coproduzioni internazionali. Nel periodo 2020-2022 si registra un incremento del 51% delle opere cinematografiche italiane realizzate insieme a produttori esteri rispetto al triennio precedente (2017-20), con un aumento significativo del numero di Paesi coinvolti in attività di questo tipo: 25 all’anno nel triennio 2020-2022, contro i 16 del triennio 2017-2020. Sono alcuni dei dati della ricerca ‘Le serie e i film italiani sui mercati esteri: circolazione e valore economico’, promossa da Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) e Apa (Associazione Produttori Audiovisivi), e realizzata in collaborazione con l’istituto di ricerca Media e con il sostegno di Agenzia ICE nell’ambito del Mia Mercato Internazionale Audiovisivo 2023. I dati sono stati illustrati oggi a Roma, presso il Cinema Barberini, da Emilio Pucci, ricercatore specializzato in audiovisivo e fondatore di Media, alla presenza del presidente della commissione Cultura del Senato, Sen. Roberto Marti, del Direttore Generale Ice Lorenzo Galanti, del Presidente Anica Francesco Rutelli e della Presidente Apa Chiara Sbarigia.

Altro trend positivo riguarda il valore complessivo degli apporti esteri (da parte di produttori in posizione minoritaria e paritaria), che nel triennio in considerazione arriva a 103 milioni di euro, +49% rispetto ai 69 milioni del triennio 2017-19. Tra i fattori di questo sviluppo, la ricerca comprende anche il Tax Credit, esteso (dal 2017) alle produzioni video-televisive e poi potenziato a ridosso della pandemia Covid-19. Misura che oggi rappresenta una boccata d’aria alla quale gli industriali dell’audiovisivo non possono più rinunciare: “Per noi è stato importante il Tax credit di cui aspettiamo con ansia il futuro, tutto un sistema compreso il mercato in streaming ha avuto una grande importanza nel contesto internazionale delle economie globalizzate”, spiega la presidente di Apa, Sbarigia.

Lo studio, tuttavia, avverte di come l’impatto di questi quattro elementi tenderà fisiologicamente a ridursi nei prossimi anni. Sarà fondamentale dunque il confronto tra gli operatori del settore e le istituzioni: “Continua il trend positivo per l’esportazione dei film italiani a conferma della qualità delle nostre produzioni. Deve essere considerato non come un punto d’arrivo, ma di partenza, per sviluppare ulteriori opportunità, in particolare per le coproduzioni internazionali. Occorre attrarre nuovi investitori e lavorare a prodotti con una sempre maggiore vocazione all’esportazione. I film italiani sono un prezioso strumento contemporaneo del nostro Soft Power, e per la promozione del made in Italy”, precisa il Presidente di Anica, Francesco Rutelli, che tuttavia avverte: “Sulla distribuzione estera abbiamo bisogno dei minimi garantiti che sono una leva efficace e occorre costanza dal punto di vista normativo. Occorre continuità”, il monito dell’ex ministro per i Beni e le attività culturali. “Se la Francia – prosegue – è cresciuta tanto nei decenni è perché ha avuto costanza nelle normative e nelle strutture. Il messaggio alle istituzioni da parte delle industrie è: garantiamo costanza, continuità e ordinario servizio”. A far storcere il naso agli industriali del cinema, è piuttosto il dato sulla stima del valore dell’export sul totale costo di produzione, di serie e film di origine italiana. Da 6,1% del 2017 è vero che sale a 9,1% nel 2022, ma in proporzione a quello francese è tra il 27% e il 30%. Un gap che rischia di essere cronico, secondo l’analisi di Emilio Pucci: “Il confronto tra Italia e Francia, ma anche Germania, è sempre molto interessante, ma bisogna tenere in considerazione non solo i diversi mercati (Pil, abitanti, ndr) ma anche l’impegno dello stato nell’audiovisivo”.

A rassicurare il settore, il presidente della commissione Cultura del Senato, Sen. Roberto Marti (Lega): “Avete la fortuna di avere due commissioni, Camera e Senato, che stanno lavorando all’unisono. Lavoriamo senza parti politiche, lavoriamo tutti in un’unica direzione. Sono certo che il governo darà una forte spinta ancora maggiore a quello che abbiamo iniziato”. 

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