Torino, 23 set. (LaPresse) – “Un premio per ricordare lo straordinario lavoro di mio marito ma anche un premio per aiutare i giovani in un momento in cui hanno davvero bisogno di aiuto”. Così Gabriella Campennì Bixio racconta il ‘Premio Carlo Bixio’, rivolto agli sceneggiatori under 40, del quale è la mente e l’anima. Il premio è indetto da Rai, Mediaset, Associazione Produttori Televisivi (APT) e Rti, sostenuto da SIAE e ha ottenuto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. L’ultima edizione si è conclusa con la premiazione dei vincitori il 15 settembre, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, durante l’ottava edizione del RomaFictionFest. Il premio è stato consegnato dall’attrice Cristiana Capotondi mentre Giulio Scarpati ha letto le motivazioni. “I partecipanti – spiega l’ideatrice del premio e moglie di Carlo Bixio – devono creare un soggetto, le prime due puntate di quella che sarà una lunga serie. Quest’anno il tema era la commedia, un argomento complicato perché non è facile far ridere”.
Il premio è stato voluto sia da Mediaset sia da Rai, che si alternano nello scegliere il filo conduttore dei lavori e nel mettere a disposizione dei vincitori il riconoscimento che consiste in 15mila euro e un contratto di licenza di dodici mesi. “Uno degli aspetti sorprendenti è la scoperta di nuovi talenti. Quest’anno, ad esempio, sono arrivati lavori ottimi, molto talentuosi anche se acerbi. Ma purtroppo anche se la qualità è elevata non è facile che possano davvero venire prodotti, anche se lo spero”. La sceneggiatura vincitrice per questa terza edizione è ‘Chiù’, di Sofia Bruschetta “una storia – spiega Gabriella Campennì Bixio – family ma anche fantasy nata dalla penna di una ragazza del ’90 davvero molto originale. Tutti i giurati sono entusiasti di questo lavoro”. A partecipare al premio, ha poi aggiunto l’ideatrice, “sono ragazzi che provengono da ogni parte d’Italia e che studiano anche materie molto diverse ma che sono accomunati dalla passione per la sceneggiatura. Sofia, ad esempio è iscritta a medicina mentre la ragazza che ha presentato ‘Cronache dal primo banco’, un altro lavoro molto bello, segue architettura. Percorsi di studi diversi che si intrecciano nella scrittura”.
Oltre a ‘Chiù’ (“che è il verso di un uccello e non l’affermazione napoletana”, ci tiene a precisare Campennì), da questa edizione al riconoscimento principale si affianca anche il ‘Premio SIAE idea d’autore’: tremila euro per la sceneggiatura che si è distinta nell’originalità della concezione iniziale. A vincerlo è stato ‘Nascondi un posto a tavola’, di Francesco Caronna, Roberto Fiandaca, Giancarlo Germino e Alessandro Menchi, che racconta la storia di una famiglia borghese romana, sconvolta dalla fuga dei genitori, coinvolti in una colossale truffa finanziaria. “Il momento più bello del premio è parlare con i giovani. Non sappiamo nulla di loro quando leggiamo i testi quindi conoscerli è una scoperta”, racconta Gabriella Campennì Bixio.
Oltre allo scoprire giovanti talenti, il premio è nato proprio per ricordare il lavoro di Carlo Bixio. “E’ una cosa piccola e preziosa per rendere onore a un gran modello di produttore indipendente”, spiega la moglie. Bixio, scomparso nel 2011 a 70 anni, dall’80 ha acquisito il 50% della Publispei, allora gestita dal suo fondatore Gianni Ravera, e si è impegnato in famosissimi programmi di intrattenimento tra i quali soprattutto il Festival di Sanremo. Nel 2003, alla morte del patron Ravera, Bixio è diventato presidente a tutti gli effetti della Publispei. E proprio allora ha iniziato a produrre fiction televisive come i fortunati serial ‘Un medico in famiglia’, ‘I Cesaroni’ e ‘Tutti pazzi per amore’. “Fiction – ricorda Campennì – davvero innovative per il tempo”.
“Tra le tante persone che hanno ricordato mio marito, mi hanno commosso le parole di Antonio Marano che mi ha detto: ‘Ogni volta che l’ho visto non mi ha mai parlato dei suoi successi ma dei progetti futuri’”. E questa è anche l’idea che ha ispirato il premio. “Per noi senior del settore – conclude Gabriella Campennì Bixio – l’unica salvezza è presentare gli junior ma per loro il consiglio è non perdere di vista i senior”.

