Nucleare, via libera al ddl sulla produzione di energia: obiettivo iniziare nel 2035

Nucleare, via libera al ddl sulla produzione di energia: obiettivo iniziare nel 2035
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Salvini si dice “assolutamente soddisfatto”, ribadendo come l’Italia non possa “farne a meno”

 Primo passo verso il ritorno dell’Italia all’energia Nucleare. La Camera ha approvato il ddl che ridisegna il perimetro giuridico e apre, di fatto, le porte alla produzione di energia Nucleare. Certo, ci vorranno ancora 10 anni per avere la prima centrale. Senza contare che dopo l’approvazione definitiva del ddl (non prima del passaggio senza modifiche al Senato), dei successivi decreti attuativi, e dei possibili progetti, non è da escludere il passaggio, dato per scontato dal governo, di un referendum. Ma, al netto di tutto questo, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin vede nel Nucleare ‘sostenibile’ il futuro energetico del Paese, convinto com’è che l’accensione di una centrale si potrà vedere tra il 2034-2035 con il primo kilowatt prodotto da fissione Nucleare. Per la fusione (che riproduce quello che accade nelle stelle) ci vorrà almeno la metà del secolo, forse di più.

Anche se per il primo reattore ci vorranno ancora 8-9 anni, non mancano però già i commenti di chi invece vede nell’atomo la soluzione alla crisi attuale dei costi energetici. Tuttavia è difficile che, anche con una pur celere approvazione definitiva del ddl e di tutto quello che consegue, ci possano essere impatti sulle bollette di oggi. Se questa è la facciata che svela le intenzioni del governo, dietro l’impalcatura che sorregge il progetto appare più solida: sia la premier Giorgia Meloni – in giorni recenti gli elogi al Nucleare non si riescono a contare per quanti sono – che i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno sempre ritenuto il Nucleare un pezzo ‘necessario’ del mix energetico per dare, prima di ogni cosa, maggiore sicurezza e autonomia all’Italia. Da un lato Salvini si dice “assolutamente soddisfatto”, ribadendo come l’Italia non possa “farne a meno per abbassare in prospettiva le bollette per famiglie e imprese”, dall’altro Tajani parla di “primo passo storico verso l’indipendenza energetica dell’Italia” definendo “il Nucleare di nuova generazione non una scelta ideologica ma uno strumento necessario per garantire alle prossime generazioni energia pulita”.

Il nuovo Nucleare che si intende costruire nel nostro Paese – è questa la narrazione diffusa – riuscirebbe anche a essere sostenibile sia economicamente che ambientalmente: integrandosi con le rinnovabili contribuirebbe all’abbattimento delle emissioni, e quindi alla decarbonizzazione. Questo grazie agli Smr, gli Small modular reactors: tradotto, piccoli reattori dal design modulare e flessibile, di potenza ridotta fino a 300 MW (Megawatt). Alla Camera il disegno di legge delega sul Nucleare – che ora passa alla prova di Palazzo Madama – è stato approvato con 155 sì. Una maggioranza che però non sembra riflettersi, ad ora, nel Paese. La domanda che già in molti si pongono è se il Nucleare si farà mai in Italia. E secondo uno studio di ‘Youtrend’ gli italiani sono divisi: il 46% ne apprezza l’indipendenza energetica, il 36% il contenimento dei costi, il 47% teme le scorie radioattive, il 42% il rischio incidenti.

Pichetto: “Più sicurezza energetica, decarbonizzazione e indipendenza”

“Compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia – conclude Pichetto che conta di dare al Paese un quadro giuridico sul Nucleare entro la fine della Legislatura – oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il Nucleare sostenibile. Che significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. Il Nucleare non è una bandiera politica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”.   “Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese. Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal Nucleare francese” ha poi aggiunto Pichetto al Corriere della Sera. “E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi. Per l’approvazione dei decreti attuativi – sottolinea – “abbiamo un anno di tempo. Ma mi sono impegnato a presentarli prima di Natale, in modo da completare il quadro giuridico e consentire a chi sarà al governo di fare le scelte necessarie entro la fine del decennio”. Teme un referendum sulla legge sul Nucleare? “No. Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere”, sottolinea Pichetto Fratin.

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