L’Iran ha dichiarato che cercherà di imporre tariffe di servizio per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz in cambio della garanzia della sicurezza delle imbarcazioni, anziché pedaggi. Teheran “non intende riscuotere tasse di passaggio, dazi di transito o pagamenti per i diritti di transito”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi in un’intervista all’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Mehr. L’Iran, ha aggiunto, richiederà invece un risarcimento per i servizi prestati a fianco dell’Oman, tra cui assistenza alla navigazione, ricerca e soccorso, servizi di sicurezza e protezione, e servizi di bonifica ambientale in caso di inquinamento.
Almeno sette persone sono morte negli attacchi israeliani su Tiro, nel sud del Libano, avvenuti durante la notte. Lo riferiscono fonti della protezione civile di Beirut, secondo cui un attacco a un edificio vicino all’ospedale Jabal Amel ha provocato quattro morti e sette feriti. Un altro attacco ha causato tre morti e cinque feriti, tra cui due bambini.
Durante la guerra con l’Iran, Israele ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian, nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medioriente, per facilitare le operazioni contro Teheran. Lo riferisce la Cnn, citando quattro fonti a conoscenza dei fatti. Secondo due fonti, le forze operavano da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, adiacenti al confine settentrionale con l’Iran e, nel punto più vicino, a soli 96 chilometri circa dalla città iraniana di Tabriz, che Israele aveva colpito durante la guerra. Secondo le altre due fonti, unità speciali di commando sono state dispiegate nella zona e hanno condotto missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni, fornendo a Israele un punto strategico privilegiato per sorvegliare il nord dell’Iran durante la guerra. Secondo una delle fonti, l’operazione in Azerbaigian ha coinvolto diverse decine di soldati, tra cui membri delle forze speciali israeliane, delle forze d’élite di elisoccorso e soccorso e personale del Mossad. “Respingiamo fermamente le accuse infondate riguardanti il presunto utilizzo del territorio azero per operazioni contro paesi terzi”, ha commentato alla Cnn un portavoce dell’ambasciata azera negli Stati Uniti.
“In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base. Un elemento chiave è rappresentato dalla durata del conflitto. È stato realizzato un esercizio di simulazione con il modello dell’Istat MeMo-it per valutare come scenario alternativo le conseguenze sull’economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti”. È l’avvertenza che l’Istat fornisce nelle ‘Prospettive per l’economia italiana nel 2026-2027’.
“Il fatto che la Germania non sia riuscita ad aggiudicarsi un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu — per la prima volta da decenni — rappresenta un duro rimprovero da parte della comunità internazionale. Ciò riflette la crescente indignazione globale nei confronti della posizione irresponsabile, ipocrita e complice dell’establishment al potere in Germania riguardo al genocidio a Gaza e all’aggressione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”. Lo ha scritto in un post su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei. “La Germania, uno dei maggiori fornitori di armi letali a Israele, ha costantemente giustificato il genocidio dei palestinesi. E quando il regime israeliano ha lanciato la sua aggressione contro l’Iran, Berlino si è rifiutata di condannarla; al contrario, l’ha spudoratamente descritta come ‘un lavoro sporco che Israele sta facendo per tutti noi’”, ha scritto ancora Baghaei, aggiungendo che “il mondo sta cambiando. Le nazioni non giudicano più i governi in base alla loro retorica altisonante sul diritto internazionale, ma in base al loro comportamento effettivo. Coloro che scelgono di ignorare questo cambiamento pagheranno inevitabilmente un pesante prezzo diplomatico”.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) non è stata in grado di ispezionare gli impianti nucleari iraniani colpiti dalla guerra dello scorso giugno. E’ quanto si legge in un rapporto riservato dell’agenzia distribuito agli Stati membri e visionato da Associated Press. L’Aiea ha riferito di non poter “fornire alcuna informazione sulle attuali dimensioni, composizione o ubicazione delle scorte di uranio arricchito in Iran, né stabilire se l’Iran abbia sospeso tutte le attività legate all’arricchimento”. L’agenzia ha avvertito di essere “impossibilitata ad adempiere alle proprie responsabilità di salvaguardia” previste dall’Accordo di Salvaguardia del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp), aggiungendo che è “indispensabile e urgente” che Teheran rispetti gli obblighi previsti da tale trattato. L’unico impianto nucleare iraniano ispezionato dagli ispettori dell’Aiea dall’ultimo report di febbraio è stata la centrale nucleare di Bushehr, visitata dall’1 al 3 giugno. Il reattore attualmente operativo a Bushehr utilizza uranio proveniente dalla Russia arricchito al 4,5%, un livello basso necessario per la produzione di energia in impianti di questo tipo. Secondo l’agenzia, l’Iran possiede una scorta di 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60% di purezza, un livello che si trova a breve distanza tecnica dal 90% necessario per uso militare. Tale quantità, ha avvertito il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, in una recente intervista ad Associated Press, potrebbe consentire all’Iran di costruire fino a 10 bombe nucleari, qualora decidesse di militarizzare il proprio programma nucleare. Grossi ha tuttavia precisato che ciò non significa che Teheran disponga effettivamente di tali armi. Secondo le linee guida dell’agenzia, materiale nucleare con un livello di arricchimento così elevato dovrebbe normalmente essere verificato ogni mese. Il rapporto afferma che Grossi ha ribadito il suo “pieno sostegno ai negoziati in corso finalizzati a trovare una soluzione reciprocamente accettabile alle questioni relative al programma nucleare iraniano” e la sua “disponibilità a sostenere un eventuale accordo”.
Gli Stati Uniti sono a disagio con la situazione con l’Iran e non sanno come uscirne, nonostante inizialmente avessero tentato “una mossa audace”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in un’intervista a Izvestia, ripresa dalla Tass. “Il presidente Donald Trump a un certo punto ha detto: ‘Distruggeremo l’Iran come civiltà’. È una mossa piuttosto audace. Nessuno ha dubbi sul fatto che questo obiettivo sia irraggiungibile”, ha affermato. “E non c’è da stupirsi che gli Stati Uniti, a giudicare dalle loro dichiarazioni e dalle loro azioni, comprendano chiaramente questa situazione, ne siano a disagio e non sappiano come uscirne”, ha sottolineato Lavrov.

