Nodulo polmonare, l’intervento del Papa e l’impatto della robotica

Nodulo polmonare, l’intervento del Papa e l’impatto della robotica
Istituto nazionale dei tumori Regina Elena

Il trattamento del nodulo polmonare, diagnosticato al Pontefice in occasione di alcuni controlli di routine, è evoluto negli anni. L’analisi del chirurgo

Il trattamento del nodulo polmonare, diagnosticato nei giorni scorsi al Pontefice in occasione di alcuni controlli di routine, è evoluto negli anni. “Un tempo si affrontava con la chirurgia tradizionale, ora invece sia la diagnosi che la terapia si eseguono con la chirurgia mininvasiva, che può essere robotica o meno”. Parola di Edoardo Mercadante, direttore della Chirurgia Toracica dell’Istituto Tumori Regina Elena di Roma, che analizza con LaSalute di LaPresse l’impatto della broncoscopia robotica sulla diagnosi e la terapia del nodulo polmonare, dopo l’annuncio di Papa Leone XIV ieri all’Angelus.

La diagnosi del nodulo polmonare e l’approccio mininvasivo

“Oggi nei centri di eccellenza come il nostro, o come il Policlinico Gemelli, esiste un sistema di broncoscopia robotica, detto ION, che consente con un esame endoscopico di tipizzare anche noduli piccoli e periferici, per i quali fino a uno-due anni fa avremmo dovuto fare un intervento chirurgico a scopo diagnostico”. 

“Insomma, non è più necessario fare interventi ‘alla cieca’ e, anzi, è auspicabile arrivare all’intervento chirurgico con una diagnosi. Quanto all’asportazione, noi all’Istituto Tumori usiamo la chirurgia robotica monoportale, cioè attraverso un’unica incisione di 3-4 cm. Questo ci consente di asportare il nodulo con il robot. Ma questo intervento si può eseguire anche in toracoscopia, un approccio mininvasivo che prevede uno o più punti di accesso”, racconta Mercadante.

I noduli sospetti e quelli benigni

“La reale novità è proprio che, fino a uno o due anni fa, ci trovavamo ad asportare dei noduli polmonari senza conoscerne la natura: si procedeva con l’intervento quando radiologicamente avevano un aspetto sospetto. Durante l’operazione veniva fatto l’esame istologico che stabiliva se fosse benigno o maligno. In questo secondo caso si procedeva alla lobectomia, che è l’intervento elettivo per il tumore del polmone”, continua Mercadante. Ora le cose sono cambiate.

In generale questi noduli, continua il chirurgo, “sono totalmente asintomatici e l’incidenza in termini numerici è altissima. Ora che facciamo lo screening per il cancro al polmone vediamo che la maggior parte è benigna: in questi casi si tratta di ‘cicatrici’ presenti su un organo che, attraverso l’aria, viene a contatto con l’ambiente esterno”. Un po’ come accade alla nostra pelle. Nel caso dei polmoni, i noduli possono essere esiti di ‘vecchie’ bronchiti o polmoniti. 

“Poi ci sono i noduli che hanno contorni un po’ frastagliati o dimensioni maggiori di 1 cm e che definiamo sospetti. Agli Ifo facciamo 500 interventi l’anno, di cui almeno la metà eseguiti per noduli polmonari della cui natura oggi siamo certi”, aggiunge lo specialista.

I tempi di recupero

Quanto al recupero dopo l’asportazione del nodulo polmonare, “in media occorrono 4-7 giorni”, conclude Mercadante.

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