Se l’Organizzazione mondiale della sanità al momento giudica basso il rischio per la salute pubblica in Russia, la morte di una tecnica di laboratorio di 28 anni per peste polmonare nella regione siberiana di Irkutsk è diventata un caso internazionale. Le informazioni arrivano col contagocce, mentre gli epidemiologi chiedono maggiore trasparenza. E sul caso è intervenuto anche il segretario di Stato Usa, Marco Rubio: “Penso che spetti alla Russia ovviamente condividere maggiori informazioni con il mondo”, ed “è questo che dovrebbero fare”, ha detto.
“Il caso di infezione da Yersinia Pestis, un batterio sensibile a molti antibiotici moderni, dà da pensare. Laboratori dove si lavora su batteri e virus letali per l’uomo nel mondo sono tantissimi: ricordiamo quanto è successo a Marburgo nel ’67”, dice a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.
Il virus Marburg prende infatti il nome dalla città tedesca dove fu isolato nel 1967, in seguito a un’epidemia di febbre emorragica verificatasi tra il personale di un laboratorio addetto alle colture cellulari.
La biosicurezza e il livello 4
“Episodi simili sono accaduti in passato, ma la domanda che dobbiamo porci è perché è successo oggi? Su cosa stanno lavorando in Siberia? In laboratori di questo genere si lavora su virus e batteri che sono letali per l’uomo per cercare una cura, un vaccino, per fare in modo che i patogeni non siano più letali per l’uomo. Altrimenti la cosa diventa un po’ inquietante”, continua Ciccozzi. A quanti si apprende il Laboratorio siberiano opera come l’equivalente di una struttura con livello di biosicurezza 3.
“In strutture dove si maneggiano batteri e virus letali per l’uomo ci deve essere un livello di sicurezza quattro, chiamato BSL4. Significa che sono previste misure particolari e che occorre insegnare ai dipendenti come si opera a questo livello di sicurezza, per ridurre al minimo il rischio di errori che possono essere fatali”, chiarisce l’epidemiologo.
Peste polmonare, le domande aperte e la terapia
Al momento, come ricordano i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici), non c’è ancora conferma che la causa della morte della giovane sia stata un’infezione da Yersinia pestis.
Il batterio può provocare la peste bubbonica di manzoniana memoria, trasmessa dai roditori attraverso il morso di un vettore, di solito una pulce infetta, e caratterizzata da linfonodi ingrossati e dolenti (i “bubboni”, appunto). Ma anche la peste polmonare, che si può contrarre inalando goccioline infette da persona a persona, o “in seguito a un incidente di laboratorio, se non si seguono le procedure richieste”.
In questo caso “la donna avrebbe dovuto essere trattata senza indugio con la terapia antibiotica”, dicono i dottori anti-bufale. A meno che il decesso non sia stato provocato da un batterio della peste resistente agli antibiotici, “come quelli che più di 10 anni fa hanno causato un focolaio in Madagascar”.
La peste nel mondo
Ma quanti sono i casi di peste nel mondo? Tra il 2019 e il 2025, 10 Paesi hanno segnalato all’Organizzazione mondiale della sanità casi sospetti e sei di essi hanno riportato casi confermati. Complessivamente, sono stati segnalati all’Oms 3.847 casi sospetti di peste e 423 decessi, corrispondenti a un tasso di letalità dell’11%. La maggior parte dei contagi è stata registrata nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar, dove la peste rimane endemica in alcune aree.
L’episodio in Siberia
Quanto all’episodio nella regione siberiana di Irkutsk , l’Oms “stima un livello di rischio compreso tra moderato e basso per Irkutsk, un rischio basso per l’intera Federazione Russa e un rischio molto basso per la regione europea dell’Oms”, come ha affermato a Ginevra Christian Lindmeier, portavoce dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite. “Aspettiamo di capire meglio che cosa è successo, e soprattutto perchè”, conclude Ciccozzi.
La tecnica di laboratorio, identificata come la ventottenne Darya Shipilova, lavorava presso un istituto che studia patogeni pericolosi in un’area della Siberia dove la peste è naturalmente presente negli animali selvatici, ha precisato il portavoce. “La malattia si è manifestata inizialmente come una tipica infezione virale acuta delle vie respiratorie”, ha affermato Lindmeier.


