Via libera definitivo all’Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale che consentirà di rendere pienamente operative le Case di Comunità entro il 30 giugno, nel rispetto degli obiettivi del Pnrr. L’intesa è stata sancita oggi dalla Conferenza Stato-Regioni, dopo il via libera della Corte dei Conti che ha certificato positivamente l’accordo, chiudendo un iter che nelle ultime settimane aveva registrato una fase di stallo.
L’accordo: sei ore nelle Case di Comunità
L’accordo, sottoscritto il 23 giugno dalla Sisac e dalle organizzazioni sindacali Fimmg e Fmt, disciplina la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità, individuate come uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale. L’obiettivo è garantire ai cittadini un’assistenza più vicina al territorio e una migliore presa in carico, integrando il lavoro dei medici di medicina generale con quello degli altri servizi sanitari.
Nel dettaglio l’intesa prevede che i medici di famiglia assicurino fino a sei ore settimanali obbligatorie di attività nelle Case di comunità per 48 settimane l’anno, secondo gli standard fissati dal decreto ministeriale 77. Il precedente accordo del 2024 prevedeva invece una disponibilità facoltativa di quattro ore settimanali. L’impegno medio effettivo, secondo le stime del ministero della Salute, dovrebbe attestarsi intorno alle tre ore a settimana, mentre il costo massimo dell’operazione è valutato in circa 120 milioni di euro l’anno, nell’ambito del futuro Accordo collettivo nazionale 2025-2027.
Il risultato di un confronto serrato
“L’Accordo è il risultato di un confronto serrato e di un dialogo costante con le Regioni e con le organizzazioni sindacali della medicina generale”, ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, presente alla Conferenza. “Abbiamo svolto un lavoro di mediazione politica continuo, a tratti complesso, tenendo insieme esigenze diverse, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: arrivare a un’intesa condivisa e sostenibile. È così che si costruiscono soluzioni efficaci per i cittadini e si rispettano gli impegni assunti a livello europeo”.
Per Gemmato all’accordo tecnico “si affianca un accordo politico sottoscritto da ministero della Salute, Regioni e rappresentanze della medicina generale, che conferma la volontà condivisa di individuare soluzioni sostenibili, mettendo al centro i bisogni dei cittadini e il rafforzamento della sanità pubblica”.
Soddisfazione anche da parte della sottosegretaria all’Economia Sandra Savino, che definisce l’intesa “un passaggio importante per rendere pienamente operative le Case della Comunità e rafforzare la presa in carico dei cittadini sul territorio”. Si tratta, sottolinea, di “un investimento da 2 miliardi di euro, collegato a un target nazionale di almeno 1.038 Case della Comunità con servizi attivi entro giugno 2026”.
Per Savino il coinvolgimento dei medici di medicina generale è decisivo perché “le Case di Comunità non possono essere soltanto nuove strutture fisiche: devono diventare luoghi reali di cura, orientamento e continuità assistenziale”.

