Con una brusca accelerazione della trattativa, è arrivata nella serata di ieri la firma dell’ipotesi di accordo sul contratto che regola il lavoro dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. A sottoscriverlo la Sisac, in rappresentanza delle Regioni, e i sindacati medici Fimmg e Fmt. “Vorrei sottolineare che la nostra è stata una dimostrazione di responsabilità: ci siamo comportati da parte sociale e abbiamo salvaguardato il diritto dei lavoratori e i bisogni dei cittadini”, rivendica il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti, commentando con LaSalute di LaPresse la firma che consente di far partire del Case di comunità nei tempi previsti.
D’altra parte già ieri mattina le parole del ministro della Salute Orazio Schillaci lasciavano trapelare una felice conclusione della trattativa. L’intesa però – come da previsioni – non è stata siglata da tutte le realtà sindacali, ma qui occorre fare una riflessione. Prima dell’accordo stralcio era stato firmato infatti quello politico, che prevede per settembre l’atto di indirizzo dell’Acn, che dovrebbe essere chiuso prima della fine dell’anno. “Non un dettaglio procedurale: è il ritorno alla sede in cui le condizioni di lavoro dei medici di medicina generale devono definirsi, cioè la contrattazione”, ci aveva detto Scotti.
Qualcuno però rischia di essere ‘tagliato’ fuori. Chi si siederà inoltre al tavolo per fissare gli orari di lavoro all’interno dei vari regolamenti aziendali? Insomma, gli iscritti ai sindacati che sono rimasti fermi sul no rischiano di subire l’accordo, senza che i loro rappresentanti abbiano voce in capitolo.
Cosa prevede il contratto
Il contratto prevede l’introduzione di un obbligo per i medici di medicina generale fino a 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case della Comunità tra le 8:00 e le 20:00, con un turno di almeno 3 ore continuative. Per ciascuna ora di attività nelle Case della Comunità, ai medici è garantito un compenso pari a 38,72 euro, oltre oneri, secondo un principio di tariffazione unica su tutto il territorio nazionale.
Per garantire la continuità dell’attività, sarà compito della singola Azienda sanitaria definire il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell’AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale), ove presente, e quindi di distribuire le ore residue tra i medici operanti nel territorio della Casa della Comunità.
L’accordodovrà ora seguire il suo iter procedurale per entrare in vigore entro la data del 30 giugno 2026, nel rispetto dei tempi previsti dal Pnrr per l’operatività delle nuove strutture territoriali.

