Come sta il cuore degli italiani? La risposta che arriva dal nuovo Report Gise 2025 – basato sul monitoraggio capillare di 254 laboratori di emodinamica sul territorio nazionale – è agrodolce. I trattamenti innovativi sulla valvola tricuspide segnano un +23% (592 procedure), con 14.409 Tavi. Ma l’accesso equo alle cure resta frenato dalle solite barriere geografiche e da un utilizzo delle tecnologie diagnostiche intracoronariche limitato ad appena l’11% delle angioplastiche totali.
Ma c’è di più: gli esperti, intervenuti oggi a al ministero della Salute, accendono i riflettori sul rebus epidemiologico dell’infarto. Le angioplastiche primarie per infarto acuto segnano un -3,45%, un dato in controtendenza che dà da pensare. “Occorrerà capire se la contrazione sia legata a un successo della prevenzione cardiovascolare o a disfunzioni della rete di soccorso territoriale”, precisa Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente Gise.
“La cardiologia interventistica italiana ha capacità e volumi straordinari, ma l’eccellenza deve essere un diritto di tutti, non un privilegio legato al codice postale, all’età o al genere”, sottolinea il presidente, lanciando il progetto istituzionale Gap2Care 2026. Un’iniziativa con cui la Società Italiana di Cardiologia Interventistica (Gise) vuole stimolare un confronto con le istituzioni per arrivare ad azzerare le disparità di accesso alle cure più avanzate.
Gemmato: “Appropriatezza ed equità sfide centrali”
Si tratta di “temi di grande rilevanza per il futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale” che richiamano l’attenzione “sulla necessità di promuovere un confronto sempre più orientato all’individuazione di priorità condivise e di possibili linee di azione concrete a supporto del sistema salute. Innovazione, appropriatezza, equità e accesso alle cure rappresentano oggi sfide centrali, soprattutto in ambiti ad alta complessità e continua evoluzione come quello della cardiologia interventistica”, ha detto il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, in un videomessaggio.
“È fondamentale continuare a lavorare per garantire ai cittadini percorsi assistenziali efficaci, omogenei e sostenibili, valorizzando al tempo stesso le competenze professionali, l’organizzazione delle reti cliniche e la capacità del sistema di integrare innovazione tecnologica e qualità dell’assistenza”, ha aggiunto.
Cuore sotto i ferri: non solo angioplastiche e coronarografie
Tornando al report, il vero motore della cardiologia non è più solo l’interventistica coronarica tradizionale, ormai stabilizzata su volumi importanti ma costanti: 318.494 coronarografie (+0,17% rispetto al 2024), e 160.400 angioplastiche (+2,3%) , quanto piuttosto le procedure avanzate.
Dopo una battuta d’arresto nel 2024, le Tavi (impianto percutaneo di valvola aortica) fanno registrare una decisa ripartenza, con record di 14.409 interventi (+10,8% nel consolidato storico). Trend altrettanto per la riparazione o sostituzione mininvasiva della valvola mitrale, che cresce del 16,4% raggiungendo 2.251 interventi, e per gli innovativi trattamenti sulla valvola tricuspide, +23% con 592 procedure. “Sulle patologie strutturali la crescita costante rappresenta una delle risposte assistenziali più rilevanti del Ssn negli ultimi anni”, commenta Marchese.
Prevenzione dell’ictus
In crescita anche le più consolidate procedure preventive per l’ictus cerebrale. Gli interventi di chiusura dell’auricola sinistra aumentano del 5,9% (2.688 procedure), mentre la chiusura del Pfo (forame ovale pervio) cresce del 3,4%, assestandosi a quota 4.690 interventi.
I gap
E veniamo alle note dolenti. L’analisi evidenzia il divario geografico, “con un accesso alle cure avanzate fortemente sbilanciato sul territorio. I centri d’eccellenza si concentrano prevalentemente nei poli ad altissimo volume del Nord e di alcune grandi realtà del Centro-Sud. I dati nazionali evidenziano una presenza ricorrente di strutture in Lombardia (Milano in testa), Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, lasciando altre regioni sensibilmente indietro, soprattutto nell’interventistica strutturale”, avverte Marchese.
C’è poi il nodo delle tecnologie. L’imaging intracoronarico (e la valutazione funzionale, sebbene in salita rispetto al 2024 (+15% per l’imaging e +3% per la valutazione funzionale), sono state utilizzate in percentuale molto bassa di angioplastiche (11% per l’imaging e 10,6% per la valutazione funzionale). Idem (circa il 6% sul totale delle angioplastiche) per l’impiego delle tecnologie innovative per ‘distruggere’ i depositi di calcio prima di effettuare un’angioplastica.
L’accesso alle Tavi cresce ma non abbastanza
“Nonostante il record assoluto delle oltre 14.400 procedure eseguite sul territorio, il dato nazionale delle Tavi è ancora lontano dal soddisfare il fabbisogno teorico stimato per la popolazione italiana”, continua il numero uno di Gise. Partendo dai dati epidemiologici e dalle indicazioni delle linee guida internazionali, “si stima infatti che circa 6 pazienti su 10 candidabili abbiano avuto accesso alla Tavi nel 2025”.
Il manifesto: un piano triennale per ridurre i divari
Per superare queste criticità, sono stati avviati 5 tavoli di lavoro tematici, dai quali è emersa una proposta articolata su direttrici strategiche e istituzionali. “Gise Together punta a collaborare con le istituzioni per un aggiornamento dei sistemi di codifica, valutazione e finanziamento delle prestazioni sanitarie e per garantire un accesso appropriato agli standard di cura di comprovata efficacia e una programmazione sanitaria basata sui dati”, chiarisce Marchese.
Per gli esperti occorre anche adeguare i modelli organizzativi dei servizi alla transizione demografica, integrando la valutazione della fragilità nei pazienti anziani e tenendo conto dell’equità di genere. Come ha evidenziato Gemmato, la governance dei modelli assistenziali “richiede una collaborazione costante tra istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e tutti gli attori coinvolti, con l’obiettivo di rafforzare la capacità del Ssn di rispondere ai bisogni di salute in maniera sempre più appropriata, tempestiva ed equa”.

