La riforma Schillaci “e il rischio Arlecchino servitore di due padroni”

La riforma Schillaci “e il rischio Arlecchino servitore di due padroni”
foto LaPresse/Mauro Scrobogna

Critica sulla riforma Schillaci la segretaria generale del Sindacato medici italiani: “Un progetto senza capo né coda”

La riforma di medicina generale è stata avversata dai sindacati di categoria fin dal primo giorno. Oggi il progetto voluto dal ministro della Salute Orazio Schillaci sembra essersi arenato per via delle resistenze interne alla stessa maggioranza, per la gioia dei medici di medicina generale. “Una riforma che non ha né capo né coda”, dice senza mezzi termini a LaSalute di LaPresse Pina Onotri, segretaria generale del Sindacato medici italiani.

Il ruolo unico per i nuovi medici di famiglia 

In un contesto di carenza di risorse “non si può pensare che i medici in servizio, su cui grava già un carico di pazienti enorme, possano stare contemporaneamente negli studi e, per un certo numero di ore, nelle Case di Comunità”, rimarca Onotri. 

È il ruolo unico, a cui il sindacato si è già opposto in passato e a cui devono sottostare “i giovani medici che entrano in servizio dal 1 gennaio 2025: significa che hanno l’obbligo di lavorare per 38 ore settimanali nelle Asl e al contempo aprire gli studi in periferia, dove c’è maggiore carenza di medici”, spiega la segretaria generale.

La riforma Schillaci non convince 

“La soluzione individuata dalla politica – prosegue – è quella di Arlecchino come servitore di due padroni, ma non può funzionare: aggrava il carico di lavoro dei medici di famiglia, che già oggi è insostenibile. E sta provocando l’abbandono della professione da parte di molti colleghi”. 

Un’indisponibilità che, secondo Onotri, è confermata dai numeri relativi al ruolo unico nei territori con maggiore carenza di medici di base. “Nella provincia di Bergamo, ad esempio, su 511 posti banditi si sono presentati in 13”. Non va meglio in Sardegna, dove “su 500 posizioni hanno risposto in 98. I giovani stanno dicendo no all’incertezza delle regole d’ingaggio”. 

Se fino a qualche tempo fa, infatti, chi sceglieva di diventare medico di famiglia “sapeva benissimo cosa avrebbe fatto”, oggi “non lo sa con certezza perché, alla bisogna, può diventare un tappabuchi a seconda delle esigenze, senza una programmazione definita”, conclude Onotri. “Aprire le Case di Comunità senza il personale specialistico necessario non ha senso, si rischia di farne una sorta di guardia medica aperta 24 ore su 24”. 

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