Parkinson e tremore: a Napoli primi 10 pazienti per nuovo ‘caschetto’ a ultrasuoni

Parkinson e tremore: a Napoli primi 10 pazienti per nuovo ‘caschetto’ a ultrasuoni
Foto: Vanvitelli

Riduzione del tremore dall’80 fino al 100% in 9 dei 10 pazienti trattati al Policlinico Vanvitelli. Il casco anti-Parkinson

Speranze concrete per i pazienti con malattia di Parkinson e quanti soffrono di tremore essenziale. Il nuovo sistema di terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica, indolore e non invasivo, ha consentito di ridurre drasticamente il tremore nei primi 10 pazienti trattati al Policlinico Universitario Vanvitelli di Napoli. Un approccio che ora coinvolgerà altri 5 pazienti selezionati, mentre ulteriori 10 sono in fase di screening per accedere alla procedura.

La testimonianza 

Pensiamo che in Italia circa 300.000 persone fanno i conti con la malattia di Parkinson, patologia che costa circa 8 miliardi e mezzo di euro l’anno. “Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia. Dopo la terapia a ultrasuoni il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l’auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia”, racconta Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, tra i primi 10 pazienti con Parkinson (di cui 2 da fuori regione), trattati al Policlinico Vanvitelli con il nuovo sistema. Una tecnologia che, secondo quanto apprende LaSalute di LaPresse, è costata oltre 2 milioni di euro.

La tecnologia senza bisturi o procedure invasive debutta così al Vanvitelli, primo ospedale nel Sud a dotarsi di una versione aggiornata.

Parkinson e tremore: a Napoli primi 10 pazienti per nuovo ‘caschetto’ a ultrasuoni
Foto: Vanvitelli

Come funziona il caschetto anti tremore

Al centro di tutto, “un casco con oltre mille sorgenti ultrasoniche, che il paziente indossa dentro uno scanner per risonanza magnetica. Gli ultrasuoni sono diretti verso una parte molto piccola del cervello coinvolta nei disturbi del movimento, che viene bombardata con una precisione straordinaria, necrotizzando l’area responsabile del tremore che così scompare, con un effetto che non è solo immediato, ma duraturo nel tempo”, spiega Alessandro Tessitore, ordinario di Neurologia e Direttore Uoc Neurologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Vanvitelli e presidente della Società Italiana di Parkinson Limpe-DisMov.


“L’azione è controlaterale: il bombardamento sull’emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa”, chiarisce Manlio Barbarisi, del team multidisciplinare coinvolto nella procedura. “La procedura dura in media dalle tre alle quattro ore e durante il trattamento il paziente è sveglio: vengono eseguiti controlli in tempo reale che permettono di evidenziare un beneficio motorio immediato”.   

Parkinson e tremore: a Napoli primi 10 pazienti per nuovo ‘caschetto’ a ultrasuoni
Foto: Vanvitelli


“Questo nuovo approccio terapeutico rappresenta un significativo miglioramento sia in termini di sicurezza e appropriatezza clinica sia in termini di qualità della vita dei pazienti”, afferma il Rettore dell’Ateneo Vanvitelli Gianfranco Nicoletti, ringraziando Tessitore e il team multidisciplinare che segue il progetto.

Come evidenzia Mario Iervolino, direttore generale dell’AOU Vanvitelli, “grazie all’acquisizione di questa apparecchiatura di assoluta rilevanza, resa possibile dall’impiego di fondi regionali e dal lavoro di tutte le componenti aziendali coinvolte in sinergia con gli uffici regionali competenti, la Campania si distingue come unica Regione del Mezzogiorno, e tra le poche a livello nazionale, in grado di offrire un trattamento dimostratosi efficace in tutti i pazienti selezionati”.

I primi pazienti e il risultato su Parkinson e tremore

Nella struttura è positivo il bilancio sui primi 10 pazienti trattati, quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale, malattia fino a oggi priva di farmaci realmente efficaci.

“Sottoposti al nuovo trattamento da fine novembre scorso ad oggi, hanno recuperato l’autonomia funzionale perduta con effetto immediato e una riduzione del tremore dall’80 fino al 100%, tranne in un caso in cui la risposta terapeutica è stata del 40-50%, ma comunque clinicamente rilevante”, dichiara Alessandro Tessitore. “Questa nuova tecnologia migliora radicalmente la qualità di vita dei pazienti con risultati non solo immediati ma anche stabili nel tempo”. Ma non è una strategia per tutti: “È accessibile solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening”, chiarisce l’esperto.

“I dati di follow-up indicano che, sia nei pazienti con Parkinson che con tremore essenziale, il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo 5 anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa in relazione alla naturale progressione della malattia. In questi casi è possibile ripetere la procedura dopo un’accurata valutazione clinica e radiologica”, chiarisce Mario Cirillo, associato di Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate.

Recenti evoluzioni della tecnica “stanno dimostrando benefici motori significativi anche in pazienti con forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate invece da rigidità e rallentamento motorio prevalenti da un lato del corpo. Una concreta opzione terapeutica nei casi in cui la terapia farmacologica non è più sufficiente. Opportunità che, come confermano i nostri risultati, si sta progressivamente consolidando nella pratica clinica”, conclude Tessitore. La struttura va avanti e presto l’approccio verrà eseguito su altri cinque pazienti.

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