Hantavirus: l’epidemiologo, il ceppo Andes e le analisi in Francia

Hantavirus: l’epidemiologo, il ceppo Andes e le analisi in Francia
(AP Photo/Manu Fernandez)

Per l’epidemiologo Ciccozzi “non vi è motivo di credere che l’hantavirus sia diventato più contagioso o letale”

L’Istituto Pasteur, in Francia, ha completato il sequenziamento completo dell’hantavirus isolato sulla donna ancora ricoverata in grave situazione clinica. Ebbene, “dopo gli isolati virali sequenziati in SudAfrica, Olanda e Svizzera, arrivano i dati anche dalla Francia. Il ceppo rilevato nella passeggera francese risultata positiva non contiene alcun elemento che suggerisca l’emergere di una variante potenzialmente più trasmissibile o più pericolosa per l’uomo”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.

Intanto a livello internazionale i casi di hantavirus sono fermi a 10, con 3 decessi, tutti collegati al focolaio a bordo della nave da crociera.

Le peculiarità del virus Andes isolato sulla nave MV Hondius

“La regione M del genoma virale del virus Andes è sottoposta da tempo a una selezione purificatrice molto forte. La regione M del genoma è quella in cui si trovano le uniche quattro mutazioni che distinguono il virus isolato nella motonave dai predecessori isolati otto anni fa, ed è la regione che codifica per le glicoproteine virali Gn e Gc”, puntualizza Ciccozzi.

“Queste proteine – spiega lo specialista – sono importanti perché partecipano all’ingresso del virus nella cellula e alla fusione delle membrane. Per questo rappresentano una regione sensibile: cambiamenti significativi possono avere conseguenze biologiche rilevanti. Ma se si confrontano il ritmo di accumulo delle mutazioni sinonime (cioè che non cambiano la proteina) con quello delle mutazioni che cambiano la proteina, guardando alle sequenze virali della regione M, il risultato è chiaro: ad oggi il virus è ancora quello dei topi“.

Hantavirus: dal topo all’uomo

Insomma, l’Hantavirus “si trova in un serbatoio stabile, non sottoposto a grandi vicissitudini con peso selettivo. Ma se ad alcune delle mutazioni che nel topo sarebbero controselezionate diamo la possibilità di trovare un’ambiente casualmente favorevole attraverso un evento zoonotico casuale, le cose potrebbero cambiare drasticamente. E questo è proprio quello che dobbiamo evitare”.

Ma qual è il rischio di una mutazione che renda il virus più contagioso per l’uomo? “Nelle condizioni di oggi nel suo serbatoio naturale di roditori il virus può mutare, come accade normalmente in una popolazione virale. Però le variazioni che alterano struttura e potenzialmente le funzioni del virus sono filtrate in modo severo. Quindi ad oggi il segmento M del genoma virale di Andes è sotto selezione purificante”, ribadisce lo specialista.

Che cosa vuol dire? “Il significato epidemiologico è questo: le quattro mutazioni osservate nelle glicoproteine del virus associato agli isolati dalla alla nave Hondius documentano variazione genetica. Però il quadro complessivo resta quello di una regione conservata. Per parlare di adattamento recente all’uomo servirebbe un segnale importante e forte, che ad oggi non c’è”, assicura Ciccozzi.

Conclusioni e rischi

I dati genetici indicano che questo virus “è ancora vincolato alla sua biologia ordinaria nel serbatoio naturale, con spillover umani occasionali, senza evidenza molecolare di una fase adattativa verso l’uomo. Siccome però stiamo parlando di un virus, nulla ci dice che in futuro, chissà quando e se, possa verificarsi una mutazione che lo adatti meglio all’uomo”, aggiunge Ciccozzi.

In ottica One Health la lezione è chiara: “Non andiamo a disturbare gli animali e i loro virus dai loro habitat naturali. In ogni caso il virus circolato sulla MV Hondius non è diverso da quelli già ben noti. Ad oggi non vi è motivo di credere che sia più contagioso o letale”, chiosa Ciccozzi.

© Riproduzione Riservata