Colesterolo, abbassarlo non basta: occhio alle fluttuazioni

Colesterolo, abbassarlo non basta: occhio alle fluttuazioni

I livelli di colesterolo Ldl devono restare stabili per ridurre il rischio cardiovascolare nei soggetti più vulnerabili

Ormai lo conosciamo bene, il colesterolo ‘cattivo’. Ma attenzione: forse non tutti sanno che abbassarlo non basta. Stando agli specialisti è importante anche evitare ‘altalene’ che minacciano il cuore. Insomma, i livelli di colesterolo Ldl devono restare stabili per ridurre il rischio cardiovascolare, specie in pazienti che hanno già avuto episodi preoccupanti.

Il messaggio arriva dal convegno “Harmony of Silencing”, dedicato alla gestione della ipercolesterolemia, alla luce delle Linee Guida internazionali che introducono nuovi parametri per la prevenzione cardiovascolare secondaria nelle persone ad alto rischio. Nel mirino proprio le fluttuazioni lipidiche.

Le fluttuazioni del colesterolo cattivo

“Le fluttuazioni lipidiche hanno un impatto diretto e indipendente sulla progressione del processo aterosclerotico, poiché sono correlate a fenomeni come l’aumento dell’ossidazione lipidica all’interno delle placche, l’incremento del loro volume e l’attivazione di meccanismi infiammatori”, afferma Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e presidente della FinSIC (Fondazione della Società Italiana di Cardiologia).

La variabilità nel tempo dei livelli di colesterolo è insomma una spia di “controllo non ottimale di questo fattore di rischio, causa di eventi quali infarto, ictus e morte per cause cardiovascolari. L’obiettivo terapeutico oggi non è solo abbassare i livelli di Ldl, ma ottenere un controllo efficace e soprattutto sostenuto nel tempo, elemento fondamentale per rallentare la progressione dell’aterosclerosi e ridurre il rischio di eventi”, chiarisce.

I recenti dati dello studio V-Difference di Novartis mostrano come la terapia con inclisiran, in aggiunta alla terapia ipolipemizzante ottimizzata individualmente (LLT), permetta non solo una riduzione rapida dei livelli di Ldl, ma anche il loro mantenimento prolungato nel tempo.

Di che rischio parliamo

Ma qual è il pericolo collegato alle oscillazioni di colesterolo cattivo? Le evidenze di uno studio pubblicato sull’European Heart Journal indicano che la variabilità nel tempo dei livelli di colesterolo rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare diretto e indipendente. In particolare, le persone con le maggiori fluttuazioni dei livelli di colesterolo presentano un aumento del 26% del rischio di mortalità totale, dell’8% del rischio di infarto del miocardio e dell’11% del rischio di ictus, rispetto a chi mantiene livelli più stabili nel tempo, a parità di valori medi di colesterolo.

La ricerca e la strategia anti-fluttuazioni

Gli esperti, quindi, puntano al raggiungimento di livelli di Ldl bassi e stabili nel tempo, per ridurre la mortalità cardiovascolare nelle persone ad alto rischio. Un obiettivo cui rispondono i dati dello studio V-Difference sulla molecola siRNA di Novartis, che offrono uno spaccato utile su come, nella pratica clinica reale, sia possibile ottenere una riduzione significativa dei livelli di colesterolo cattivo e mantenerla nel tempo in pazienti a rischio cardiovascolare alto e molto alto, in linea con i target oggi raccomandati dalle Linee Guida internazionali.

In dettaglio l’85% dei pazienti trattati con il farmaco SiRNA più terapia ipolipemizzante ottimizzata individualmente ha raggiunto i livelli raccomandati di colesterolo Ldl entro 3 mesi, con benefici significativi già dopo un mese e una riduzione media del 59% del colesterolo cattivo dopo un anno di trattamento, con un mantenimento costante nel tempo.

Il farmaco e l’azione su Ldl

Al centro dello studio inclisiran, un farmaco innovativo che utilizza la tecnologia dell’Rna interferente (siRNA) per ridurre i livelli di Ldl nel sangue. È prescrivibile dallo specialista e la sua somministrazione viene effettuata da un operatore sanitario tramite iniezione sottocutanea. Si tratta di un’opzione studiata per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare.

Come sottolinea Paola Coco, CSO & Medical Affairs Head Novartis Italia, “investiamo da anni in programmi di ricerca clinica su larga scala. Un impegno che si accompagna alla volontà di lavorare insieme alla comunità scientifica e alle istituzioni per favorire un accesso equo e sostenibile all’innovazione terapeutica, elemento essenziale per rendere la prevenzione cardiovascolare realmente applicabile nella vita reale dei pazienti”.


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