Stipendi non proprio da nababbi, turni infiniti, sicurezza non sempre garantita, burocrazia che si moltiplica e logoramento psico-fisico: la vita quotidiana degli infermieri non è tutta rose e fiori. A dircelo è la corposa indagine dal titolo evocativo – “Vita da infermiere” – condotta dal Centro studi Nursind. Ventisette pagine ricche di dati, presentate nella Giornata internazionale dell’infermiere che si celebra oggi.
Il questionario è stato somministrato in forma anonima a oltre 3.100 professionisti, tra i quali anche ostetriche e Oss. E i risultati fanno riflettere: pensiamo che, dopo Covid-19, solo il 23,3% degli intervistati ritiene di avere a disposizione presidi e dispositivi di sicurezza individuale adeguati, mentre il 20,3% segnala gravi mancanze o si sente costantemente a rischio e il 56,4% riscontra comunque qualche carenza.
“Lo studio è nato con l’obiettivo di indagare il livello di benessere lavorativo degli operatori sanitari”, spiega l’autore della ricerca Donato Cosi, responsabile del Centro studi e membro della direzione nazionale del sindacato degli infermieri. Un benessere che “purtroppo è un obiettivo ancora lontano da raggiungere”.
Occhio all’orologio
Ad avvelenare la quotidianità di questi professionisti è anche la burocrazia: il 76,8% è costretto a lavorare oltre l’orario stabilito per incombenze burocratiche e pratiche cliniche. Sul fronte del riconoscimento le cose non vanno meglio: l’80,2% si sente poco (45,2%) o per nulla (35%) valorizzato dall’azienda e il 63% avverte che le proprie capacità professionali sono sfruttate solo parzialmente (46,1%) o per nulla (16,9%).
Risultato? È diffuso il timore nel segnalare errori per paura di ritorsioni (42%), mentre una formazione non sempre all’altezza (sebbene il 75,5% l’abbia ricevuta, il 46,8% del campione l’ha giudicata poco utile) caratterizza oggi gli infermieri.
Che fanno fatica – lo confida oltre la metà degli intervistati (55,3%) – a raggiungere un equilibrio tra vita privata e lavoro. Pesa non poco il costante logoramento psicofisico cui sono soggetti i lavoratori della sanità, in particolare gli infermieri: il 70,2% dei rispondenti dichiara di sentirsi emotivamente esausto spesso (55%) o sempre (15,3%).
La carenza degli infermieri
“Non ci ha meravigliato l’ultimo dato Ocse che attesta una carenza infermieristica italiana del 20% rispetto alla media Ue così come non ci meravigliano purtroppo i dati emersi dalla nostra ricerca”, commenta il segretario nazionale Andrea Bottega.
“È una realtà che conosciamo dall’interno e che denunciamo da sempre. Ci è sembrato giusto però celebrare questa giornata mostrando a tutti qual è la condizione di lavoro degli infermieri. Un quadro che pesa non poco, assieme agli stipendi bassi, sul sempre minore appeal della professione”, ragiona Bottega. Ma soprattutto si tratta di elementi che tengono lontani molti giovani da una carriera in camice bianco.

