Hantavirus, Bassetti: “Ecco i 3 elementi che preoccupano di più”

Hantavirus, Bassetti: “Ecco i 3  elementi che preoccupano di più”
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Letalità dell’Hantavirus, variante andina e passeggeri che hanno lasciato la nave allarmano l’infettivologo

Mentre la ‘nave degli infetti’ si avvicina alle Canarie, la ‘febbre Hantavirus’ sale a livello internazionale. Al momento sono 8 i sospetti contagiati, con 3 morti. Mentre circa 40 passeggeri della nave da crociera MV Hondius sarebbero sbarcati sull’isola di Sant’Elena dopo la morte del primo contagiato.”È una zoonosi che ha già la capacità di trasmettersi da persona a persona”, puntualizza Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, spiegando a LaSalute di LaPresse le tre ragioni per cui “il focolaio a bordo della nave da crociera è preoccupante e merita la massima attenzione”.

“Non è un caso che tutti i quotidiani nel mondo dedichino la massima attenzione all’Hantavirus. Punto primo: si tratta della variante andina, l’unica trasmissibile da uomo a uomo che aveva colpito fino ad oggi quasi esclusivamente Argentina e Cile e oggi è uscita da quelle aree”, ricorda Bassetti.

“La seconda preoccupazione è legata al fatto che l’infezione colpisce polmoni e reni e ha una letalità tra il 30 e il 50%: una persona colpita su due muore. Pensiamo che Covid iniziale aveva una letalità del 3%. La terza cosa che mi preoccupa, e francamente è quella che mi preoccupa di più, è che ci sono numerosi passeggeri che sono usciti da quella nave e hanno girato nel mondo, prendendo aerei, magari treni. Quante persone avranno viaggiato vicino a loro?”, si chiede lo specialista.

Hantavirus tra incubazione e contagio

“Parliamo di un’infezione che ha un tempo di incubazione che oscilla da 2 alle 6 settimane e di persone che oggi sono chissà dove e che, magari, stanno entrando in contatto con altri” contribuendo a diffondere il patogeno. Insomma, la situazione per Bassetti è preoccupante, “anche perché le persone che hanno il virus in incubazione sono potenzialmente contagiose”.

“Di questo Hantavirus ancora non sappiamo granché – evidenzia l’infettivologo – ma si tratta di un virus contro cui non abbiamo anticorpi e di cui di certo sentiremo parlare ancora. Insomma, l’Hantavirus dovrebbe preoccupare tutti, in particolare le autorità sanitarie. C’è troppa ideologia su questi temi, ma i virus non si fermano in questo modo. E abbiamo già visto che con le pandemie cadono i governi. Insomma, la scienza deve essere lasciata libera”, conclude Bassetti.

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