Il prezzo più basso non è sempre quello che conviene davvero, soprattutto se parliamo di salute. È il messaggio emerso dall’incontro sugli endoscopi monouso ospitato dalla Regione Lazio, che ha acceso i riflettori sul problema delle infezioni correlate all’assistenza.
Le infezioni in ospedale
Ogni giorno tra l’8% e il 10% dei pazienti ricoverati negli ospedali laziali presenta un’infezione correlata all’assistenza. Su base annua la stima sfiora i 40mila casi. In questo contesto strumenti complessi e difficili da sterilizzare restano un punto critico: alcuni studi indicano che fino al 36% dei duodenoscopi può risultare contaminato nonostante le procedure di disinfezione.
Da qui la spinta verso il monouso. I dati discussi parlano di un possibile aumento fino al 50% delle procedure giornaliere e di una riduzione dei costi per intervento, considerando anche sterilizzazione, manutenzione e tempi di inattività. In urologia, ad esempio, si passerebbe da oltre 330 euro a circa 220 per procedura, con tempi dimezzati.
Al Policlinico Umberto I, uno studio osservazionale su broncoscopi monouso evidenzia maggiore facilità d’uso, disponibilità immediata e minore necessità di coordinamento tra operatori.
Monouso tra sicurezza e impatto ambientale
Il tema, però, resta divisivo. Da un lato la sicurezza del paziente, dall’altro l’impatto ambientale e la gestione dei rifiuti sanitari. “La riduzione dei costi rappresenta certamente un elemento rilevante, ma assume particolare importanza la valutazione degli effetti nel medio-lungo periodo, anche in termini di sostenibilità ambientale”, sottolinea Fabio De Lillo, responsabile del coordinamento attività strategiche spesa farmaceutica della Regione Lazio.
“L’approccio della Regione – aggiunge – è orientato a un’attenta valutazione complessiva, che tenga conto degli aspetti economici, sanitari e ambientali, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza”.
La semplicità di utilizzo riduce i rischi
Più netta la posizione di Francesco Pugliese, direttore Uoc Anestesia e rianimazione del Policlinico Umberto I di Roma. “I dispositivi monouso in terapia intensiva, in particolare gli endoscopi, stanno ridefinendo gli standard di sicurezza e la qualità delle cure. I dati disponibili evidenziamo la riduzione del rischio di infezioni e contaminazioni crociate”, spiega Pugliese.
A garantire la massima efficacia e sicurezza è proprio la semplicità di utilizzo. Eliminando la complessità dei processi di disinfezione dei dispositivi pluriuso, “questi strumenti consentono un impiego immediato, sicuro e standardizzato”, prosegue l’esperto.
Anche sul piano economico è necessario “superare una visione limitata al costo unitario. Se si considera l’intero percorso terapeutico, i dispositivi monouso possono ridurre in modo significativo i costi legati a risterilizzazione, manutenzione, usura e gestione delle infezioni, incluse le terapie antibiotiche”, fa notare Pugliese.
“Per il paziente – conclude – significa maggiore sicurezza e minore rischio infettivo. Per il personale sanitario, in particolare infermieristico, significa operare in condizioni più semplici, sicure e replicabili, con benefici anche in termini di formazione”.

