Dai pronto soccorso all’intelligenza artificiale: i 30 anni di Humanitas

Dai pronto soccorso all’intelligenza artificiale: i 30 anni di Humanitas

Il Gruppo Humanitas festeggia i 30 anni di attività: i numeri e i traguardi raggiunti e gli obiettivi futuri.

L’Irccs Istituto Clinico Humanitas festeggia trent’anni al servizio dell’Italia e oggi è una comunità quanto mai in salute, che può contare su 9.400 professionisti e 12 ospedali tra Lombardia, Piemonte e Sicilia. “In questi anni negli ospedali Humanitas è stato curato circa il 10% della popolazione italiana”, fanno sapere dal Gruppo. 

Ogni anno 150mila persone accedono ai quattro pronto soccorso di Rozzano, Bergamo, Torino Castellanza, mentre circa 1.100 bambini vengono partoriti nel punto Nascita di Milano. “Sono numeri che raccontano solo in parte l’energia di una comunità di professionisti unita dall’obiettivo di portare le migliori cure ai pazienti”, commenta il presidente del Gruppo Gianfelice Rocca

A ciò si aggiungono 25 medical care sul territorio, un centro di ricerca nel campus internazionale di Humanitas University e le fondazioni ‘Humanitas per la ricerca’ e ‘Insieme con Humanitas’, che sostengono l’impegno di 800 ricercatori. 

Il presidente Rocca non ha dubbi sulle priorità che devono orientare il lavoro di Humanitas: unire tecnologia ed accessibilità per tutti quelli che “rischiano di rimanere esclusi dalle enormi potenzialità offerte dall’innovazione”. A tal fine la collaborazione pubblico-privato è “più che mai necessaria e chiama tutti noi a una responsabilità morale che è la chiave della nostra civiltà”.

Il Proton building

Durante la giornata di celebrazioni è stato anche inaugurato il nuovo Proton building, casa delle più avanzate cure oncologiche. Qui sorge la nuova protonterapia, forma avanzata di radioterapia per pazienti con tumori rari, collocati in sedi critiche o precedentemente trattati e la clinical trial unit, un intero reparto dedicati ai trial clinici. 

“In Humanitas è in atto un percorso di innovazione continua che studia modi per integrare tecnologia e competenze mediche”, evidenzia l’ad del Gruppo Luciano Ravera. “L’AI è entrata nei nostri ospedali per affiancare i medici nella diagnosi e da poco in ambulatorio con un sistema di trascrizione automatica delle visite ambulatoriali”, aggiunge Ravera. 

Accanto all’impegno tecnologico c’è un modello di ospedale diffuso, con cui “portiamo sul territorio l’esperienza di un Policlinico universitario, grazie alla community di medici e a percorsi qualitativi che garantiscono continuità di cure”. 

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