Sta conquistando il pharma, ma l’AI (intelligenza artificiale) è già una realtà per il settore MedTech italiano: il 78% delle aziende l’ha integrata nei propri prodotti o servizi e il 61% si trova in fasi avanzate di sviluppo. Eppure queste tecnologie faticano ancora a raggiungere i pazienti e trasformare e i modelli di cura sul territorio. E la colpa è di uno dei mali storici del Belpaese: la burocrazia.
Gli ostacoli, infatti, non sono tecnologici, ma organizzativi: complessità regolatoria (69,6%), carenza di risorse qualificate per certificazioni e validazioni (58,6%), difficoltà nel reperimento di fondi (57,5%) sono i tre ostacoli più citati dalle aziende.
E’ quanto emerge dall’indagine ‘AI Adoption Gap in Healthcare’, che ha coinvolto circa 300 aziende del settore – tra Pmi e startup – diffusa oggi dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Intesa Sanpaolo.
L’indagine sull’AI nelle imprese della salute
Un report che, partendo dall’ascolto dei protagonisti, sottolinea l’importanza di rendere più prevedibili i tempi dei percorsi regolatori, investire in infrastrutture dati e interoperabilità, sviluppare modelli di business compatibili con il procurement pubblico e rafforzare la formazione sull’AI, coinvolgendo non solo i tecnici ma l’intera organizzazione sanitaria, dal top e middle management ai clinici.
Da ospedale a territorio, è tempo di cambiamento
“Le sfide sulla salute sono sui territori, ma l’innovazione è ancora centrata sui grandi ospedali”, riflette Leandro Pecchia, direttore di Tech4GlobalHealth e professore di Ingegneria Biomedica all’Università Campus Bio-Medico di Roma.
“L’AI è una sfida di sistema, ma molta formazione e progettualità si concentra ancora sui singoli attori. Le complessità normative richiedono sinergie, ma molti percepiscono ancora una contrapposizione da superare. Il report evidenzia molte di queste dicotomie e indica una strada per superarne alcune. L’intelligenza artificiale è una leva critica per garantire sostenibilità, equità e competitività del sistema sanitario e delle aziende italiane.”
Burocrazia e competenze
Superare le barriere ‘fotografate’ dal report richiede maggiore chiarezza normativa, investimenti strutturali nei dati, programmi diffusi di sviluppo delle competenze e strumenti capaci di sostenere la crescita e la scalabilità delle soluzioni innovative, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
Il Laboratorio di ricerca coordinato da Leandro Pecchia ha proprio il compito di approfondire le barriere all’adozione delle tecnologie abilitanti nel Ssn e di costruire ponti concreti tra aziende, agenzie sanitarie e imprese del settore. Una lungimiranza che paga: ad aprile è stato accreditato come WHO Collaborating Center for Biomedical Engineering for Global Health. Osservatorio e Laboratorio lavorano insieme con un team di giovani talenti provenienti da Italia, Spagna, Etiopia, Benin e Regno Unito.
D’altra parte “le life science – sottolinea Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs Intesa Sanpaolo – hanno un ruolo sempre più strategico per un Paese chiamato ad affrontare sfide demografiche crescenti. Con l’Università Campus Bio-Medico abbiamo promosso un Osservatorio sulla salute globale Tech4GlobalHealth, che coinvolge ricercatori da tutto il mondo. Intesa Sanpaolo sostiene la ricerca applicata, il talento, iniziative a contrasto della fuga dei cervelli, l’internazionalizzazione e l’integrazione del mondo accademico con il tessuto industriale, a supporto della crescita del Paese”.


