Longevi sì, ma anche pieni di acciacchi. Che iniziano ad arrivare quando meno te lo aspetti. “Sebbene la speranza di vita in Italia sia tra le più elevate al mondo, attestandosi a quasi 84 anni, quella in ‘buona salute’ si ferma drasticamente a 58”, avverte Silvio Brusaferro, ordinario Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Udine e già presidente dell’Istituto superiore di sanità, in occasione della presentazione del Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza curato da Sergio Harari, presidente Associazione Peripato e professore di Medicina Interna all’Università di Milano insieme a Stefano Paleari, presidente Fondazione Anthem e professore di Public Management all’Università di Bergamo. Perché anche la longevità è una sfida per la sanità, quando è accompagnata da un lungo inverno demografico.
Così per ogni italiano si prospettano “oltre venticinque anni di vita trascorsi convivendo con malattie o disabilità”, calcola Brusaferro.
Lo tsunami d’argento
Stando all’ultima ‘fotografia’ scattata dall’Istat l’Italia si prepara ad affrontare tsunami d’argento: gli over 65 rappresentano già il 25,1% della popolazione ma saranno il 30% entro il 2030, mentre la spesa per la non autosufficienza che ha superato la soglia critica dei 30 miliardi di euro annui. Insomma la longevità accompagnata da una cattiva salute rischia di trasformarsi in un boomerang per il Paese.
D’altronde c’è poco da stare allegri “con 14,8 milioni di over 65 e un’età media di 49 anni, 4 in più rispetto alla media dell’Ue. Uno squilibrio che incide profondamente sulla domanda di servizi sanitari, assistenziali e previdenziali, a cui il documento offre una risposta radicale basata su innovazione digitale e nuovi modelli organizzativi per garantire il diritto alla salute delle generazioni presenti e future”, dicono Harari e Paleari.
Tra malati e caregiver la bilancia della longevità pende tutta da una parte
A fronte di “oltre 24 milioni di italiani, ovvero oltre il 40% della popolazione, affetti da malattie croniche, il sistema è sorretto da oltre 8,5 milioni di caregiver familiari che prestano assistenza a costo di enormi sacrifici personali e professionali e da oltre 800 mila badanti, con una forte componente di spesa privata pari a 45 miliardi di euro all’anno, che si aggiunge agli oltre 140 miliardi di spesa pubblica sanitaria, di cui appena 1 miliardo è la quota di compartecipazione derivante dal ticket sanitario”, riprende Brusaferro.
Solitudine tra le sfide della longevità
“Entro il 2043 si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli, rendendo i modelli di assistenza attuali del tutto insufficienti a fronte di una popolazione non autosufficiente destinata a crescere del 25% entro il 2030”, sottolinea Luca Degani, avvocato e presidente Uneba Lombardia – Associazione del Terzo Settore che si occupa di assistenza sociale.
Le proposte del Libro bianco
Cosa fare? Tecnologia e nuovi modelli organizzativi sono la chiave di volta per una sanità più efficiente e dunque sostenibile, dicono gli autori del Libro bianco. Non si tratta solo di digitalizzare documenti, ma di adottare vere e proprie Digital Therapeutics (DTx), ovvero software certificati, formulati come app, videogiochi, sistemi di realtà virtuale o sensorizzati, con finalità terapeutiche, riabilitative o preventive in ambito cardiologico, pneumologico, neurologico, neuropsichiatrico e oncologico, capaci di monitoraggio da remoto, in continuo, di patologie come diabete, ipertensione e depressione, per migliorare sia gli esiti clinici sia l’aderenza e l’accesso alle cure, anche a domicilio.
Soluzioni “già rimborsate in Paesi come la Germania, con costi medi per ciclo di circa 222 euro, ma l’Italia è ancora priva di un sistema normativo strutturato”, spiega Guido Cavaletti, ordinario di Anatomia Umana e prorettore vicario dell’Università Milano – Bicocca.
Il documento non si limita all’analisi, ma avanza proposte concrete per un cambio di rotta necessario. I curatori del Libro bianco propongono incentivi alla prevenzione e di responsabilizzare i cittadini verso stili di vita corretti fin dai primi anni. Pensa a “reti geografiche dove il paziente riceva cure adeguate ovunque venga intercettato” Rosanna Tarricone, Associate Dean della SDA Bocconi School of Management e professoressa associata al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi.
Questione di risorse
E le risorse? “Suggeriamo di rivedere i meccanismi di esenzione dal ticket, introducendo criteri basati sulla reale capacità economico-patrimoniale per garantire equità e sostenibilità. Infine, occorre ripensare la collaborazione pubblico-privato e i sistemi assicurativi affinché tornino alla loro natura di copertura dei rischi legati alla non autosufficienza e non siano intesi semplicemente come uno strumento per ‘saltare la coda’ pagando un premio”, conclude Tarricone.

