AI alla conquista della salute, l’ultima mossa di Microsoft e l’effetto ‘oracolo’

AI alla conquista della salute, l’ultima mossa di Microsoft e l’effetto ‘oracolo’
Photo by: Matthias Balk/picture-alliance/dpa/AP Images

Il debutto di Copilot Health e la sfida culturale: imparare a gestire le tentazioni dell’AI. L’analisi del ricercatore.

La corsa dell’AI alla conquista della salute vede entrare in pista un nuovo big. Microsoft ha infatti annunciato il lancio di Copilot Health, una nuova funzionalità della sua piattaforma progettata per elaborare e interpretare dati sanitari personali, mettendo in luce trend clinici e offrendo approfondimenti che vanno oltre la semplice consultazione di informazioni. Ma che cosa significa per il settore? E, al di là delle intenzioni dichiarate, l’effetto non sarà quello di illudere gli utenti di avere già in mano tutte le risposte sulla propria salute?

“Il lancio di Copilot Health avviene in un contesto sempre più affollato: grandi operatori tecnologici come OpenAI stanno sviluppando strumenti analoghi per portare l’intelligenza artificiale nel percorso sanitario delle persone. L’ingresso di Microsoft riflette non solo l’enorme potenziale commerciale percepito nei servizi di health AI consumer, ma anche la pressione competitiva tra i principali ecosistemi digitali per diventare il primo punto di accesso alla salute digitale degli utenti”, dice a LaSalute di LaPresse Francesco Branda, ricercatore dell’Università Campus Bio-Medico e socio della Società europea per l’etica e la politica dell’intelligenza artificiale (Sepai), evidenziando una serie di sfide, dall’effetto ‘oracolo’ alla tentazione dell’auto-diagnosi. Ma vediamo prima meglio le caratteristiche di Copilot Health.

AI copilota della salute

L’arrivo di Copilot Health segna un nuovo passo nella convergenza tra AI generativa e dati sanitari personali, in un momento in cui le domande degli utenti agli assistenti intelligenti sulla salute sono in rapida crescita e rappresentano una delle categorie principali di utilizzo delle piattaforme conversazionali.

Copilot Health “è concepito come uno spazio dedicato e sicuro all’interno dell’assistente AI Copilot. Con il consenso esplicito dell’utente, la piattaforma può collegarsi a fonti eterogenee di dati: cartelle cliniche elettroniche, risultati di esami di laboratorio e informazioni biometriche derivate da dispositivi indossabili come smartwatch e fitness tracker. Microsoft afferma che il sistema può importare dati da oltre 50.000 strutture sanitarie statunitensi attraverso integrazioni come quelle offerte da HealthEx, oltre a supportare più di 50 tipologie di wearable”, ricorda Branda.

Uno degli obiettivi di Microsoft è quello di aiutare gli utenti a capire meglio i propri parametri di salute, prepararsi a colloqui clinici più informati e porre domande significative ai medici. Non una diagnosi, ma un sistema per favorire l’alfabetizzazione sanitaria e decisioni più consapevoli.

La promessa di un corpo ‘trasparente’ e il rischio di auto-diagnosi

“Come ricercatore nel campo dell’AI e della salute digitale trovo Copilot Health un progetto affascinante, ma anche profondamente emblematico delle ambiguità che caratterizzano questa nuova era tecnologica. La promessa è quella di rendere ‘trasparente’ il nostro corpo, di tradurre il linguaggio oscuro della medicina in un racconto accessibile”, riflette Branda.

Alla base c’è “un’ambizione potente: colmare il divario tra la complessità dei dati sanitari e la nostra capacità di comprensione. Ma qui si cela un’insidia sottile. La narrazione generata dall’AI, per quanto fluida e personalizzata, non è una verità oggettiva, ma una costruzione probabilistica. Il rischio è che l’utente, affascinato dalla chiarezza della spiegazione, attribuisca a questa costruzione un’autorità che non le compete, trasformando un suggerimento in una sorta di auto-diagnosi implicita”, avverte il ricercatore.

Attenzione alle illusioni

“Il vero valore che dobbiamo attribuire a questi strumenti non è tanto nella capacità di ‘dire la verità’ sul nostro stato di salute, ma nella loro funzione maieutica, cioè di stimolare le domande giuste da porre a chi, invece, ha la responsabilità e la competenza per interpretare quei dati in un quadro clinico completo. Il problema è che la tecnologia tende naturalmente a farci percepire il contrario: l‘illusione di avere già la risposta”, scandisce Branda.

C’è poi la questione della privacy

C’è poi la questione della privacy. Microsoft ha sottolineato che i dati sanitari importati in Copilot Health “sono criptati, isolati dalle conversazioni AI generiche e protetti da meccanismi di sicurezza avanzati. Inoltre i dati non vengono utilizzati per addestrare i modelli AI generali. Ma al momento Copilot Health non è conforme alla normativa HIPAA statunitense, lo standard legale per la protezione dei dati sanitari. Un aspetto su cui Microsoft dichiara di lavorare per futuri aggiornamenti”, segnala il ricercatore.

La sfida dell’AI oracolo digitale

Branda è convinto che “la sfida, per noi utenti, non sarà solo tecnologica, ma culturale: imparare a convivere con un oracolo digitale che parla di noi, senza mai dimenticare che si tratta pur sempre di una macchina che racconta storie”.

Insomma, un viaggio alla ‘Delfi moderna’ sarà facile e veloce, ma non potrà prescindere dall’antico monito ‘gnōthi sautón’ – conosci te stesso – e, soprattutto, dalla tappa successiva: quella presso gli eredi di Ippocrate. Magari aiutati stavolta dal fatto di avere finalmente, grazie all’AI, le domande giuste.

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