Al San Camillo Forlanini di Roma prende forma un nuovo programma di prevenzione dedicato al tumore del colon-retto nei giovani adulti, fascia sempre più coinvolta da una patologia che resta tra le principali cause di morte oncologica. Il progetto si rivolge a persone tra i 35 e i 49 anni, oggi escluse dagli screening previsti dai Lea, attivi dai 50 anni in su.
Negli ultimi anni le diagnosi sotto i 50 anni sono aumentate in modo significativo, arrivando a rappresentare fino al 10-12% dei nuovi casi. Un problema aggravato dal fatto che nei più giovani il tumore tende a manifestarsi in forme più aggressive e spesso viene individuato tardi, anche perché i sintomi iniziali vengono sottovalutati.
Il percorso prevede un questionario di autovalutazione online per individuare i soggetti a rischio, che potranno accedere a una visita specialistica e, se necessario, a una colonscopia. L’obiettivo è intercettare precocemente la malattia in una fase in cui è altamente curabile.
“Ci sono battaglie che non possiamo permetterci di combattere in ritardo e il tumore del colon-retto, soprattutto tra i più giovani, è una di queste”, ha dichiarato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. “Iniziative come quella del San Camillo Forlanini hanno un valore profondo: non sono solo progetti sanitari, ma strumenti concreti di speranza”.
Alla base del progetto c’è anche un’esigenza strutturale: integrare i programmi di screening esistenti, colmando le lacune legate all’età o ai criteri di accesso. «La diagnosi precoce nelle persone giovani può salvare vite», spiega Roberto Faggiani, direttore della Uoc Gastroenterologia ed endoscopia digestiva presso il San Camillo Forlanini.
Tra i principali fattori di rischio figurano sedentarietà, dieta squilibrata, obesità, fumo, alcol e familiarità. Ma il programma punta anche ad aumentare la consapevolezza: riconoscere segnali come sanguinamenti, anemia o cambiamenti intestinali può fare la differenza.

