“Quella di oggi non è una manifestazione di categoria. È una manifestazione per difendere il Servizio sanitario nazionale”. Dal palco del teatro Brancaccio di Roma Mariastella Giorlandino scandisce queste parole con convinzione, mentre inaugura la manifestazione nazionale dell’Uap, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata di cui è presidente.
Moderato da Alessandro Cecchi Paone, l’evento ha riunito i presidenti delle organizzazioni professionali della sanità accreditata. Ad animare il dibattito è il nuovo nomenclatore tariffario, cioè lo strumento che stabilisce quanto il Ssn riconosce per ogni prestazione sanitaria.
Il nuovo nomenclatore tariffario
In vigore dal 1 gennaio 2025, il nuovo tariffario ha mandato in pensione quello vecchio che risaliva al 2013. Scatenando non poche polemiche: “Le tariffe vigenti sono inadeguate rispetto ai costi reali delle prestazioni. Significa che le strutture pubbliche erogano in perdita e le strutture accreditate sono costrette a comprimere l’offerta”, lamenta Giorlandino.
Le slide che scorrono sullo schermo alle spalle della presidente certificano lo squilibrio instaurato dalle nuove tariffe. Se col vecchio nomenclatore, ad esempio, l’esame per misurare l’FT3 (ormone tiroideo) era pagata 9,14 euro, adesso il Ssn ne riconosce appena 4,80, con una riduzione del 47%. Ancora più eloquente il caso dell’esame del PSA, passato da 10,59 euro a 3,95 (-63%).

“Se le tariffe vengono definite sulla base di dati che non tengono conto dell’aumento dei costi energetici, tecnologici e organizzativi, si rischia di comprimere la capacità operativa delle strutture sanitarie e di aggravare ulteriormente il problema delle liste d’attesa”, fa notare Giovanni Onesti, direttore generale dell’Associazione imprese sanitarie indipendenti.
La farmacia dei servizi
A tenere banco è però anche l’accresciuta funzione della farmacia dei servizi, che secondo i relatori rischia di generare un doppio binario regolatorio. Oggi alcune prestazioni diagnostiche – come Ecg, screening o servizi di telemedicina – sono erogate anche in farmacia, ma se “nelle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate sono soggette a un rigoroso sistema di autorizzazione sanitaria e requisiti strutturali, in farmacia possono essere svolte in base a una disciplina che deroga a tali principi”, dice la presidente Giorlandino.
Che poco dopo rincara la dose: “Se la prestazione è la stessa, è legittimo chiedersi perché le regole non lo siano. Noi siamo massacrati di controlli e ci mettiamo tre anni per aprire un centro. Le farmacie dei servizi dovrebbero essere soggette alle stesse disposizioni”.
Per Francesca Barbati, direttore generale dell’Unione sanitaria internazionale, la farmacia dei servizi è stata forse pensata “per avvicinare il cittadino alla prevenzione. Ma la salute non va semplificata con un servizio rapido. Nelle nostre strutture la prevenzione è inserita in un sistema organizzato, con professionisti e personale abilitato, perché i controlli sanitari richiedono competenze specifiche”.

Il riordino della rete dei laboratori
Ma c’è un terzo nodo che turba i sogni dell’Uap: la trasformazione della rete territoriale, con il riordino della rete dei laboratori e la concentrazione delle strutture che, secondo la categoria, rischierebbe di fiaccare la sanità di prossimità sul territorio.
“Il riordino dei laboratori – conclude Giorlandino – siccome impone soglie minime di prestazioni elevate ma senza aver definito criteri chiari e condivisi, può stimolare acquisizioni di strutture minori da parte di grandi gruppi, col rischio di indebolire la sanità di possibilità, il primo punto di accesso alle cure per i cittadini”.
La sanità diseguale
Nomenclatore, farmacia dei servizi e rete dei laboratori: tre elementi che, secondo l’associazione che riunisce il settore ospedaliero privato, rischiano di comprimere la vocazione universalistica del Ssn, favorendo una sanità a due velocità. “Un tempo si parlava di gabbie salariali – chiosa Cecchi Paone – oggi esistono anche le gabbie sanitarie: a seconda di dove si nasce si viene curati più o meno bene”.

