Obesità in Italia, un Manifesto e tutte le priorità

Obesità in Italia, un Manifesto e tutte le priorità

Giornata mondiale dell’obesità esperti e associazioni esperti e Istituzioni accendono i riflettori sulle sfide ancora aperte.

Un problema che da tempo nel nostro Paese insidia anche i più piccoli. In Italia il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre l’obesità vera e propria riguarda uno su dieci e l’obesità grave il 2,6%. A dircelo è l’Istituto superiore di sanità (Iss), forte dell’indagine ‘Okkio alla salute’, che svela anche come il 45% dei bambini in sovrappeso o obesi sia percepito dalla madre come sotto o normopeso.

Non solo abitudini e stili di vita nemici della salute. Nella Giornata mondiale dell’obesità esperti e associazioni accendono i riflettori sulla ‘questione economica’: il riconoscimento come malattia cronica rischia di rimanere una norma vuota, se non la si dota di risorse adeguate. L’investimento con cui è stata approvata la Legge Pella – 700mila euro per il 2025, 800mila euro per l’anno in corso e 1,2 milioni di euro annui a decorrere per il 2027 – è insufficiente per i circa 6 milioni di pazienti obesi che vivono in Italia. 

Il Manifesto di Erice

Per questo la Società Italiana dell’Obesità (Sio) presenta in Senato Il Manifesto di Erice 2026. “Nonostante lo sforzo normativo della Legge Pella, abbiamo bisogno di fare di più se vogliamo contrastare l’epidemia d’obesità, una malattia cronica, complessa e recidivante che in Italia rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, sociale ed economica – chiarisce Silvio Buscemi, presidente Sio – Per questo abbiamo deciso di redigere e promuovere il ‘Manifesto di Erice 2026’, un piano d’azione mirato a favorire l’accesso equo alle cure e a contrastare lo stigma”. 

Il manifesto si articola in dieci punti: il primo suggerisce di inserire l’obesità tra i Lea per garantire diagnosi precoce e presa in carico in tutto il territorio nazionale. “Il mondo scientifico italiano – spiega Buscemi- riconosce l’obesità quale malattia cronica, progressiva e recidivante, che necessita di diagnosi precoce, di presa in carico strutturata e di inclusione tra i Livelli Essenziali di Assistenza e garanzia di accesso uniforme ad assistenza e cure in tutto il territorio nazionale”. 

Altro punto chiave è la centralità del paziente, il diritto a cure appropriate e il contrasto a ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione del paziente.  Nel documento si riconosce la necessità di un approccio multidisciplinare e della prevenzione continua: politiche attive dall’infanzia all’età adulta, con focus sugli ambiti scolastici e urbani per ridurre le disuguaglianze sociali. Tra i punti cardine del Manifesto anche la formazione continua degli operatori sanitari e il rafforzamento dell’integrazione tra ricerca clinica e valutazione degli esiti nel mondo reale.

Il legame col diabete

Obesità e diabete “sono strettamente correlati e condividono fattori di rischio, determinanti sociali e conseguenze cliniche. Per questo è fondamentale un approccio integrato che rafforzi la prevenzione, favorisca la diagnosi precoce e garantisca percorsi terapeutici personalizzati e multidisciplinari. Solo attraverso una presa in carico strutturata e continuativa possiamo ridurre il peso delle complicanze e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone”, avverte Raffaella Buzzetti, presidente Sid – Società Italiana di Diabetologia e a nome di tutte le società scientifiche aderenti alla World Obesity Federation.

L’impegno del ministero della Salute e delle Istituzioni

“Rinnoviamo con forza il nostro impegno nel contrasto all’obesità, che in Italia riguarda milioni di persone, sia adulti sia bambini. Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nel Piano Nazionale della Cronicità rappresentano un passaggio fondamentale: non un atto simbolico – ha dichiarato il ministro Orazio Schillaci – ma risposte concrete ai bisogni delle persone. Ma possiamo fare ancora molto. Il ministero della Salute continuerà a rafforzare il proprio impegno per la prevenzione, per una presa in carico sempre più efficace e per un accesso equo alle cure su tutto il territorio nazionale, affinché nessun cittadino sia lasciato solo. Così come continueremo a contrastare lo stigma nei confronti di chi è affetto da questa patologia. La sfida dell’obesità richiede il contributo di tutti e per questo è fondamentale lavorare insieme: istituzioni, professionisti e cittadini”.

Per Daniela Sbrollini, presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, occorre ancora “dare risposte concrete ai bisogni delle persone che vivono con questa malattia. Oggi abbiamo la possibilità di contribuire non solo a migliorare la qualità della vita sotto il profilo sanitario delle persone con obesità, ma anche a contrastare sul piano culturale lo stigma che troppo spesso ancora oggi colpisce queste persone”.

L’Italia è “il primo Paese al mondo ad avere una legge simile, e l’auspicio è che possa farsene anche portavoce a livello europeo: la legge sarà fondamentale per avviare iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione, per esempio legandole agli eventi sportivi che si svolgono su tutto il territorio nazionale a partire dai comuni e dalle regioni, e anche campagne di informazione per ridurre lo stigma e gli episodi di bullismo e discriminazione che, purtroppo, questa malattia porta con sé”, scandisce Roberto Pella, presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili.

La rivoluzione nelle cure

L’obesità “non riguarda soltanto l’eccesso di peso corporeo, ma aumenta in modo significativo il rischio di diabete, malattie cardiovascolari, patologie oncologiche e molte altre condizioni disabilitanti”, ricorda Massimiliano Caprio, responsabile del Laboratorio di Endocrinologia Cardiovascolare dell’Irccs San Raffaele Roma, ordinario di Endocrinologia e delegato della Società Italiana di Endocrinologia (Sie).

“È una malattia complessa, multifattoriale e cronica, che richiede interventi integrati e coordinati”. Ebbene, dalla ricerca arrivano buone notizia. “Le terapie con agonisti del recettore GLP-1 (come semaglutide) e i doppi agonisti GIP/GLP-1 (come tirzepatide) determinano perdite di peso clinicamente significative e mostrano benefici cardiovascolari sempre più documentati. Questo rappresenta un cambio di paradigma: oggi intervenire sull’obesità significa ridurre il rischio cardiometabolico e prevenire eventi cardiovascolari maggiori, per questo ritengo allarmante che suddette terapie siano ancora sotto utilizzate”.

I bisogni dei pazienti 

Occorre “garantire pari dignità alle persone con obesità per favorire l’accesso alle terapie – conclude Iris Zani, Presidente di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità – È essenziale considerare e trattare l’obesità come una malattia vera e propria, al pari delle altre patologie croniche non trasmissibili, piuttosto che come una semplice questione di scelte alimentari sbagliate o responsabilità individuali”. Per Zani, insomma, la legge e l’inserimento dell’obesità nel Piano Nazionale Cronicità “segnano un’importante inversione di rotta, che però va vista come un punto di partenza”.

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