Obesità, ecco chi rischia di più. Mentre la dieta mediterranea guarda l’orologio

Obesità, ecco chi rischia di più. Mentre la dieta mediterranea guarda l’orologio
Photo/Ondrej Zaruba (CTK via AP Images)

Obesità, rischio maggiore per chi soffre di disturbi mentali. Ma dalla Sie arrivano novità importanti sulla dieta mediterranea.

Chi soffre di disturbi mentali ha più probabilità di diventare obeso: presenta condizioni di obesità il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale, contro il 10% rilevato nella popolazione generale italiana. A certificarlo è la prima indagine sistematica sul rischio di obesità in salute mentale, condotta dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf). 

Rischio triplo di obesità per i giovani 

“Molti studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale”, spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti della Sinpf. Il divario si fa ancora più mercato tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi è in carico ai Servizi. 

Aspettativa di vita ridotta

Nelle persone con disturbi mentali l’obesità contribuisce in modo rilevante anche all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, “con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita”, aggiunge Virginio Salvi, direttore del dipartimento di Salute mentale all’Asst di Crema. “Si stima che chi soffre di gravi disturbi psichiatrici possa avere un’aspettativa di vita ridotta di 10-20 anni, anche per l’aumentata mortalità cardio e cerebrovascolare”. 

Un nuovo approccio per la dieta mediterranea 

A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’obesità, dalla Società italiana di endocrinologia (Sie) arrivano invece novità interessanti sulla dieta mediterranea, modello di longevità apprezzato in tutto il mondo. 

Insieme all’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), la Sie ha sviluppato un nuovo approccio che ridisegna la piramide della dieta mediterranea tradizionale, sincronizzando le raccomandazioni alimentari, che restano invariate, con l’orologio biologico e le oscillazioni ormonali, offrendo così una strategia concreta contro obesità e malattie metaboliche. 

“La dieta mediterranea non è più solo una questione di cosa si mangia, ma di quando lo si fa”, dichiara Diego Ferone, presidente della Sie e ordinario di Endocrinologia all’Università di Genova. Le più recenti evidenze scientifiche, infatti, dimostrano che il metabolismo è regolato dagli ormoni e segue un’organizzazione circadiana. 

“Ormoni chiave come insulina, cortisolo, melatonina, leptina e grelina oscillano nel corso delle 24 ore, modulando la risposta metabolica a nutrienti, appetito, dispendio energetico e qualità del sonno”, spiega il presidente della Sie. Mangiare gli stessi alimenti in momenti diversi della giornata “può quindi produrre effetti metabolici diversi, con implicazioni rilevanti per il rischio di sovrappeso e obesità”.

Il Sole e la Luna: la dimensione temporale

Il nuovo modello introduce così la dimensione temporale, coi simboli del Sole e della Luna, accanto al disegno della piramide, un modo per indicare i momenti migliori per consumare determinati alimenti. “Il simbolo del Sole suggerisce il consumo quotidiano entro la prima parte della mattina, per sfruttare la massima sensibilità all’insulina di carboidrati complessi, come cereali, pasta e pane meglio se integrali, legumi, frutta, verdura e ortaggi”, chiarisce Luigi Barrea, primo firmatario del documento di aggiornamento e Ordinario di Nutrizione clinica e dietetica applicata all’Università Pegaso di Napoli.

La Luna, invece, orienta verso i pasti serali, quando aumenta il rischio di picchi glicemici e accumulo di grasso, “il consumo di proteine magre, verdure e alimenti ‘amici del sonno’, come noci, semi e latticini, ricchi di triptofano e melatonina, che favoriscono il risposo e la rigenerazione muscolare notturna”, aggiunge Barrea. 

Consumare 40 grammi di proteine prima di dormire può infatti aumentare la sintesi proteica muscolare del 33%, contrastando la perdita di massa muscolare. Spostare il 5% dell’energia dai grassi ai carboidrati durante la colazione aiuta invece a ridurre drasticamente il rischio di sindrome metabolica.

Protagonista indiscusso rimane l’olio extravergine di oliva, “da usare in modo flessibile per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti universali, sia di giorno che di sera”, specifica Massimiliano Caprio, ordinario di Endocrinologia dell’Università telematica San Raffaele di Roma. “Un alto consumo di olio extravergine riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 39% e dimezza la mortalità”, informa Caprio.

Gufi e allodole: i diversi cronotipi

Ma la vera innovazione del modello è l’attenzione al cronotipo individuale. I ‘gufi’, persone con cronotipo serotino, tendono a saltare la colazione e a concentrare lassunzione di cibo nelle ore serali, quando la sensibilità insulinica è ridotta e la regolazione glicemica è meno efficiente, con potenziali conseguenze negative sulla salute metabolica.

La nuova piramide della dieta mediterranea li aiuta a riallinearsi gradualmente, concentrando il carico calorico nelle ore di luce per evitare il ‘social jetlag’ metabolico, cioè il disallineamento con i ritmi biologici interni, dovuto all’irregolarità delle attività sociali.

Le ‘allodole’, persone mattiniere, sono invece naturalmente predisposte a una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, beneficiano di una colazione ricca, di un pranzo sostanzioso e di una cena leggera, principalmente su base proteica. 

“Integrare la dimensione temporale e ormonale nella dieta mediterranea significa aggiornare un patrimonio culturale straordinario alla luce delle più moderne conoscenze endocrinologiche”, sottolinea Ferone.Questa nuova piramide rappresenta uno strumento utile non solo per la prevenzione, ma anche per la pratica clinica, in un’ottica di nutrizione sempre più personalizzata e fisiologicamente fondata”, conclude.

© Riproduzione Riservata