Il dramma del cuore ‘bruciato’: dal ghiaccio secco alle procedure per il trapianto

Il dramma del cuore ‘bruciato’: dal ghiaccio secco alle procedure per il trapianto
Photo by: Soeren Stache/picture-alliance/dpa/AP Images

La vicenda del cuore ‘bruciato’ e la corsa contro il tempo per salvare il bimbo di due anno.

Lascia sgomenti la vicenda del cuore donato da un bimbo di 4 anni che doveva essere trapiantato a Napoli, ma sarebbe stato ‘bruciato’ perché conservato in ghiaccio secco. Risultato? Il piccolo paziente, 2 anni, è attaccato da giorni all’Ecmo – il macchinario salvavita per la circolazione extracorporea – in attesa di un nuovo organo, mentre due chirurghi dell’ospedale Monaldi di Napoli sarebbero stati sospesi in via cautelare dalla direzione della struttura. 

In Italia 8.000 persone sono in attesa di un organo e ogni anno si eseguono circa 400 trapianti di cuore. Ma come funzionano la procedura di espianto e la conservazione? In attesa che le indagini facciano chiarezza sul giallo del cuore ‘bruciato’, LaSalute di LaPresse ha chiesto lumi a Giovanni Esposito, direttore del Dipartimento di Scienze cardiovascolari e diagnostica per immagini dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli.

Procedure standardizzate e no ghiaccio secco

“Le procedure di espianto e quelle di impianto – spiega lo specialista – sono standardizzate e definite a livello internazionale. Un organo, per essere trapiantato, deve rispettare un protocollo e una tempistica definita. Il problema è che l’utilizzo di ghiaccio secco compromette il cuore, in pratica ustionandolo”. Anzi, “il ghiaccio secco in queste procedure non viene usato affatto”, puntualizza lo specialista.

Ma a che temperatura deve essere conservato il cuore, una volta espiantato? “L’organo va tenuto a una temperatura tale da non congelare le cellule: viene trattato con soluzioni specifiche che abbassano la temperatura e ne preservano la funzionalità e poi va conservato sotto ghiaccio. In questo modo si mantiene una tolleranza all’ischemia e non si danneggiano le strutture cellulari”. Utilizzare ghiaccio secco, invece, “provoca ustioni da freddo, compromettendo l’organo”, aggiunge Esposito. 

Le inchieste e i fattori in gioco

Sono in corso diverse inchieste per fare luce sulla vicenda: oltre a quella aperta dalla Procura di Napoli, ne è stata avviata una anche a Bolzano, dove è stato espiantato l’organo. Nel frattempo al Monaldi è stata temporaneamente sospesa l’attività di trapianto. 

Esposito sottolinea inoltre che i medici coinvolti nelle procedure di espianto e impianto sono strettamente collegati: “Operano in modo sinergico e i tempi sono stretti. Normalmente un cuore espiantato può resistere solo alcune ore prima di essere trapiantato, tanto che si stanno sperimentando apparecchiature per conservare più a lungo l’organo battente. In ogni caso più rapidamente avviene l’impianto, migliore è il recupero della funzione e della ripresa del battito fisiologico”. 

Una corsa contro il tempo

In attesa che si chiarisca l’accaduto, il piccolo paziente del Monaldi è stato messo in Ecmo, “un macchinario che garantisce la circolazione extracorporea. Ma si può andare avanti in questo modo solo per un numero limitato di settimane. Insomma, è davvero una corsa contro il tempo per trovare un nuovo cuore” per il piccolo paziente, conclude lo specialista. 

© Riproduzione Riservata