Un virus che si sposta con gli uccelli migratori preoccupa il Vecchio continente. Mentre l’Italia con il nuovo Piano nazionale introduce dalla prossima primavera la vaccinazione preventiva contro l’influenza aviaria di tacchini e galline ovaiole nelle zone considerate più a rischio, anche la Commissione europea monitora attentamente la situazione.
“E questo dopo che nelle ultime settimane sono stati segnalati 60 nuovi focolai in allevamenti avicoli di diversi Paesi europei (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia)”. A sottolinearlo a LaSalute di LaPresse è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico, che da tempo monitora il virus, non solo per il suo impatto sui volatili.
Per Ciccozzi, d’altra parte, questo era uno dei virus da tenere d’occhio nel 2026.“L’influenza avaria si sta diffondendo anche in Europa oltre che negli Usa dove ha, tra l’altro provocato un grande danno economico, con un forte rincaro delle uova, dovuto agli abbattimenti di massa di galline nel tentativo di contenere la diffusione del contagio”.
Influenza aviaria e rischio spillover
Il fatto è che “occasionalmente l’influenza aviaria può passare all’uomo e il virus viene considerato a potenziale rischio pandemico se dovesse mutare, ovvero fare una mutazione casuale che permetta il cosiddetto ‘spillover’”, ricorda l’epidemiologo.
Una mutazione temuta e imprevedibile, che renderebbe “possibile la trasmissione interumana, ovvero il contagio da uomo a uomo, con un tasso di letalità ipotizzato tra il 30 e il 40%”, dice lo specialista.

Come intervenire
Ma cosa fare per ridurre il pericolo legato all’influenza aviaria? “Per quanto riguarda la salute umana – raccomanda Ciccozzi – si deve monitore attentamente la situazione, per individuare eventuali minacce per la salute umana, che finora l’Ecdc (European Centre for Disease Control, ndr) ha valutato come bassa per la popolazione generale. Ci sono poi i vaccini: dunque fare prevenzione anche da questo punto di vista è importante e sicuramente non più svantaggioso economicamente rispetto a dover abbattere gli animali infetti e l’allevamento”.
“Un monitoraggio epidemiologico continuo è necessario per la salute degli animali e dell’uomo, in maniera da evitare il rischio di spillover con danni enormi per la salute dell’uomo, ma anche l’impatto del virus sul pollame e la produzione di uova”. Insomma, prevenzione e collaborazione tra differenti enti sono le due parole d’ordine secondo Ciccozzi.
Perché l’approccio deve essere europeo
Per Ciccozzi il Vecchio continente deve lavorare insieme. “Penso a uno stretto contatto tra le agenzie dell’Ue (Efsa, Ecdc, Ema), con il laboratorio di riferimento dell’Unione europea per l’influenza aviaria, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah) per fornire informazioni più aggiornate possibile. In questo modo si potrà rispondere per tempo a possibili focolai”.
Inoltre “gli individui esposti ad animali infetti devono essere monitorati per 1-2 settimane dopo l’ultimo ‘contatto’ e sottoposti immediatamente a test se sviluppano sintomi compatibili con l’influenza aviaria. Ma questo deve essere fatto anche nei casi asintomatici di persone esposte al virus, seguendo un approccio modulabile caso per caso, a seconda del livello di esposizione”, conclude l’epidemiologo.

