Basterebbe dotare la medicina generale di maggiore organizzazione e strumentazione clinica per ridurre di un terzo gli invii a visite ed esami di secondo livello. A rilevarlo è un sondaggio Ipsos Doxa, condotto a fine 2025 in collaborazione con la Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg), su un campione di 1170 medici di tutta Italia.
Secondo la rilevazione, la metà degli accessi dei pazienti si conclude senza la necessità di invio a indagini di secondo livello, mentre “l’altra metà dei casi richiede la prescrizione di esami diagnostici o visite specialistiche che il paziente deve prenotare ed eseguire fuori dallo studio del proprio medico”, spiega Paolo Misericordia, responsabile del centro studi della Fimmg.
I risultati del sondaggio
Per il 55% degli intervistati il proprio ruolo evolverebbe positivamente se avessero più tempo da dedicare alle visite. Per il 52%, a fare la differenza sarebbe la possibilità di disporre di strumentazione diagnostica nello studio medico, per eseguire esami del sangue, elettrocardiogrammi, spirometrie o ecografie generaliste. Il 38% accorda invece la priorità alla presenza di personale di supporto come infermieri, fisioterapisti e psicologi.
Per la maggioranza del campione “tali interventi permetterebbero di ridurre sensibilmente l’invio di pazienti ad accertamenti di secondo livello: stimiamo un aumento della gestione autonoma c.omplessiva degli accessi dall’attuale 50 a un potenziale 67%”, chiarisce Andrea Scavo di Ipsos Doxa.
L’esigenza dei cittadini
Anche per i cittadini – intervistati da Ipsos Doxa la scorsa primavera – la possibilità di effettuare esami di diagnostica presso lo studio del medico curante rappresenterebbe l’innovazione di maggiore impatto, seguita dalla compresenza di specialisti pubblici.
Una maggiore organizzazione della medicina generale ridurrebbe quindi in modo significativo le liste d’attesa e consentirebbe di “valorizzare la presa in carico da parte del medico di famiglia, da sempre ritenuto il livello assistenziale più efficiente, che non è però supportato a sufficienza e non può quindi esprimere tutte le sue potenzialità”, aggiunge Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale Fimmg.
Le case della comunità spoke
“Oggi abbiamo una possibilità legata al Pnrr, con l’individuazione di case della comunità spoke della medicina generale, in cui il personale di studio e specialistico può arricchire l’offerta degli studi dei medici”, conclude Dabbene. “Confidiamo che il 2026 possa essere l’anno della svolta in cui tutto ciò troverà finalmente piena realizzazione”.

