Crans-Montana: la psicologa del Niguarda: “Come assistiamo i genitori con figli gravi, ma vivi”

Crans-Montana: la psicologa del Niguarda: “Come assistiamo i genitori con figli gravi, ma vivi”
Foto LaPresse – Mourad Balti Touati 01/07/2018 Milano (Ita) – Ospedale Niguarda

Non c’è una ricetta giusta per tutti: occorre stare accanto al dolore” dei sopravvissuti a Crans-Montana. Il racconto.

Sembra incredibile ma in appena una settimana al Niguarda i medici hanno utilizzato all’incirca 13mila centimetri quadrati di pelle per 4 degli 11 pazienti ricoverati dopo l’incendio della notte di Capodanno a Crans-Montana. Ma, oltre alle ustioni, nell’ospedale lombardo si lavora all’impatto di questa tragedia sulla psiche, al momento dei famigliari. 

Come stanno reagendo? “In questo momento ci stiamo occupando dei genitori che hanno figli ricoverati in condizioni gravi, ma vivi”, spiega Tamara Rabà, responsabile di Psicologia clinica all’Ospedale Niguarda di Milano.

L’assistenza psicologica ai ragazzi ricoverati non è ancora attiva, perché i giovani pazienti sono sedati. “Ora ci stiamo occupando dei familiari e dei caregiver. Dal primo momento in cui siamo stati chiamati, cioè dall’1 pomeriggio, abbiamo attivato 2 colleghi presenti 24 ore su 24 per accogliere i pazienti in arrivo dalla Svizzera, mentre due squadre multidisciplinari sono partite per la Crans-Montana per dare tutte le informazioni e offrire l’assistenza più idonea in loco”.

Le reazioni dei genitori

“Non c’è una ricetta per stare accanto e dare sollievo: occorre stare con il loro dolore”, spiega la psicologa. “Ci sono persone che trovano subito sollievo, altre che invece via via si fidano e, quando si sentono in un luogo sicuro e con competenze a 360 gradi, affidandosi riescono a utilizzare l’aiuto che offriamo”. 

Si tratta comunque di persone che sono “tutte molto sofferenti”, ma la verità non va nascosta. Anzi, è importante dare “tutte le informazioni sullo stato di salute dei loro ragazzi. Alle comunicazione con i medici, seguono altri colloqui e questo permette di elaborare le informazioni ricevute”, continua Rabà.

Il percorso che aspetta i ragazzi sopravvissuti a Crans-Montana

Quando poi i ragazzi saranno vigili “si avvierà un percorso complesso, con specialisti dell’età evolutiva: esistono linee guida internazionali che, in base alle caratteristiche del singolo, ci aiuteranno a seguire i pazienti traumatizzati. Occorrerà occuparsi dell’elaborazione del lutto per chi non ce l’ha fatta, aiutandoli anche a superare il trauma soggettivo. Sarà un momento molto difficile, anche in base ai ricordi che saranno presenti”, riflette Rabà. 

I giovani pazienti potrebbero fare i conti con un disturbo post-traumatico da stress. “Ma questo lo sapremo solo fra qualche tempo”, aggiunge cauta la psicologa.

L’impatto sugli operatori sanitari

La tragedia di Crans-Montana ha impattato in qualche modo anche sugli operatori sanitari, che pure nel caso del Niguarda sono abituati a gestire maxi-emergenze ed eventi straordinari nell’ordine di circa 900 l’anno, parliamo di 3-4 al giorno. 

Da tempo è stato attivato un protocollo apposito per sostenere i professionisti della salute impegnati in prima linea. “Abbiamo dei percorsi specifici per la presa in carico degli operatori, con un lavoro individuale ma anche a livello di equipe e che prevede follow up successivi, anche quando l’emergenza rientra”, dice Rabà.

“Siamo formati a livello multidisciplinare per queste emergenze. E devo dite che, per quanto riguarda la psicologia dell’emergenza, in Regione Lombardia si stanno attuando dei corsi specifici di formazione. Questo perché ci sono precise azioni da attuare nelle fasi emergenziali e altre per quelle successive, penso ai disturbi dell’adattamento”. Azioni da calibrare al momento giusto e in modo personalizzato, per portare sollievo al dolore dell’anima.

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