In inverno spesso si finisce per accumulare qualche chilo in più. Tutta colpa del metabolismo, direte. Il fatto è che in realtà, quando la temperatura corporea scende, l’organismo si adatta bruciando più energia per generare calore e stimolando anche l’appetito, per reintegrare il “carburante” utilizzato per mantenere il calore. Risultato? Mangiamo di più, ma in realtà dovremmo finire per perdere peso. Finora però le modalità precise con cui il cervello coordina questo processo non erano ancora chiare.
Una nuova ricerca condotta dal Dr. Yong Xu dell’University of San Francisco Health ha svelato nuovi indizi sul ruolo del cervello, concentrandosi su una regione finora poco studiata e mettendone in luce il ruolo per metabolismo e controllo del peso.
La scoperta della piccola area ‘chiave’ nel cervello
In uno studio pubblicato su ‘Neuron’, il team americano descrive la scoperta su modelli animali di un circuito cerebrale precedentemente sconosciuto. Questo circuito trasforma il calo di temperatura in una risposta coordinata che regola l’assunzione di cibo, la produzione di calore e il dispendio energetico dell’organismo.
Ma di area del cervello si tratta? Dobbiamo guardare nella parte posteriore dell’ipotalamo: per la precisione al nucleo ipotalamico periventricolare dorsale posteriore, una zona che finora aveva ricevuto scarsa attenzione da parte della comunità scientifica.
Da qui si innescano i cambiamenti nel metabolismo
“Abbiamo individuato una regione cerebrale molto poco studiata e ne abbiamo scoperto la prima funzione”, ha affermato Xu, docente presso il Dipartimento di Psichiatria e Neuroscienze Comportamentali della USF Health Morsani College of Medicine e direttore del Center for Molecular Psychiatry. “La sua funzione fondamentale è quella di rilevare le variazioni di temperatura e coordinare una serie complessa di comportamenti e cambiamenti metabolici per far fronte all’esposizione al freddo”.
Lo studio dimostra che l’area agisce come centro di controllo cerebrale per la risposta al freddo: si attiva quando la temperatura corporea scende, attivando neuroni che intensificano lo stimolo della fame e potenziano la capacità dell’organismo di produrre calore.
Per determinare la funzione di quest’area, i ricercatori hanno manipolato sperimentalmente l’attività dei neuroni sensibili al freddo, evidenziando il ruolo centrale di questa regione nel coordinare le risposte comportamentali e metaboliche dell’organismo.
L’effetto inaspettato
L’attivazione dei neuroni ha prodotto effetti metabolici inaspettati: ha aumentato lo stimolo a ingerire più cibo e, contemporaneamente, ha incrementato il dispendio energetico, contribuendo a prevenire l’aumento di peso e a migliorare la regolazione del glucosio.
Il sensore del freddo
La ricerca ha inoltre identificato, all’interno dei neuroni di quest’area, una proteina biologica che funge da “sensore del freddo”, aiutando le cellule cerebrali a rilevare le basse temperature e a coordinare la risposta dell’organismo. Noto come KCNK2 o TREK-1, questo sensore del freddo offre ai ricercatori un nuovo potenziale bersaglio per lo sviluppo di terapie farmacologiche in grado di mimare i benefici per il metabolismo associati alla risposta all’esposizione al freddo.

“Una delle prospettive future è utilizzare questo elemento come bersaglio farmacologico per cercare di sviluppare inibitori altamente selettivi da impiegare come farmaci”, ha affermato Hailan Liu, docente presso l’USF Health Center for Molecular Psychiatry e prima autrice dello studio.
I risultati potrebbero avere implicazioni a lungo termine per il trattamento dell’obesità, del diabete di tipo 2 e di altri disturbi metabolici, aiutando l’organismo a bruciare e utilizzare una maggiore quantità di energia.
“Se si riuscissero a sviluppare trattamenti efficaci mirati a questo sensore del freddo, non sarebbe necessario esporre le persone a basse temperature per ottenere simili benefici. Si potrebbe mantenere la salute metabolica senza dover seguire una dieta”, ha concluso Xu. Un sogno per tante persone in lotta con i chili di troppo.


