Sconfiggere microrganismi insidiosi con l’aiuto della natura. Gli oli essenziali possiedono infatti interessanti proprietà antimicrobiche. Ma se per gli antibiotici esistono procedure internazionalmente standardizzate, che consentono di stabilire con precisione la sensibilità di un batterio a un determinato farmaco, per gli oli essenziali ogni laboratorio utilizza metodologie differenti, rendendo i risultati difficilmente confrontabili.
E ostacolando l’utilizzo di questa soluzione contro i batteri. Il fatto è che gli oli essenziali sono miscele complesse di sostanze volatili e idrofobe di origine vegetale: tendono a separarsi dall’acqua, a evaporare e a degradarsi con l’ossigeno. Caratteristiche che possono alterare i risultati dei test di laboratorio e rendere difficile stabilire con precisione quale concentrazione sia necessaria per inibire la crescita di un batterio.
Ecco perchè i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Fondazione Policlinico Gemelli Irccs hanno sviluppato un protocollo standardizzato per la determinazione della concentrazione minima inibente degli oli essenziali, nei confronti dei principali patogeni batterici, messo a punto da un gruppo di ricercatori. Un metodo per misurare l’efficacia degli oli essenziali contro i batteri.
14 oli essenziali e 5 ceppi di batteri
Basandosi sulle raccomandazioni dell’EUCAST, gli esperti hanno adattato la metodica della microdiluizione in brodo alle particolari caratteristiche chimico-fisiche degli oli essenziali, definendo ogni fase del processo. Il metodo è stato validato utilizzando quattordici oli essenziali, cinque ceppi batterici di riferimento e 250 isolati clinici appartenenti alle principali specie di interesse medico.
Lo studio, pubblicato su ‘STAR Protocols’, è stato coordinato dalla dottoressa Maura Di Vito, dalla professoressa Brunella Posteraro e dal professor Maurizio Sanguinetti. Alla pubblicazione hanno contribuito anche Melinda Mariotti, Mattia Di Mercurio, Domiziana Coggiatti, Silvia Rizzo, Francesca Bugli, in collaborazione con il Dipartimento Ricerca e Sviluppo di Pranarôm International nella persona di Abdesselam Zhiri, già affiliato con l’Université Libre de Bruxelles.
“Perché un risultato scientifico possa essere realmente utile, deve poter essere riprodotto ovunque. Il nostro obiettivo non era dimostrare che un olio essenziale funzioni meglio di un altro, ma mettere a disposizione della comunità scientifica uno strumento condiviso, rigoroso e riproducibile. Solo attraverso protocolli comuni sarà possibile confrontare i risultati ottenuti nei diversi laboratori e costruire evidenze solide per un eventuale impiego degli oli essenziali”, segnala Sanguinetti.
I primi sviluppi della ricerca e il futuro degli oli essenziali
“Pochi giorni dopo la comparsa dell’articolo siamo stati contattati da importanti gruppi internazionali, che ci hanno ringraziato per aver trovato, proprio nel protocollo pubblicato, le indicazioni metodologiche necessarie per proseguire i loro lavori sperimentali. Sapere che il protocollo viene già applicato con successo da altri gruppi di ricerca è probabilmente la conferma più concreta della sua utilità”, commenta Di Vito.
Il protocollo rappresenta un punto di partenza. “L’obiettivo ora è costruire una rete internazionale capace di produrre dati realmente confrontabili. Solo attraverso metodologie condivise sarà possibile trasformare un settore ancora frammentato in un ambito di ricerca sempre più solido e trasferibile”, segnala Posteraro.
Il progetto internazionale ECO (Essential oil Cut-Off) prevede infatti la distribuzione ai laboratori partecipanti di kit sperimentali standardizzati e l’utilizzo di una piattaforma web comune sulla quale verranno raccolti e confrontati tutti i dati ottenuti. Obiettivo, porre solide basi per un futuro impiego sempre più rigoroso di questi composti. Una soluzione utile a contrastare i batteri e, allo stesso tempo, l’antimicrobico resistenza.

