Cuore a rischio con la chemio, individuato un bersaglio per proteggerlo

Cuore a rischio con la chemio, individuato un bersaglio per proteggerlo
Rainer Jensen/picture-alliance/dpa/AP Images

Una possibile strategia che agisce sui meccanismi cellulari potrebbe proteggere il cuore durante la chemioterapia.

Alcuni farmaci per la chemioterapia possono avere effetti collaterali importanti sul cuore. È il caso della doxorubicina, largamente utilizzata in oncologia ma associata nel tempo a un rischio di danno cardiaco.

La ricerca

Uno studio condotto dall’Irccs Neuromed – in collaborazione con la Sapienza, l’Università Europea di Roma, l’Università di Padova e l’Icot Marco Pasquali di Latina – ha individuato un possibile meccanismo su cui intervenire: il cosiddetto flusso autofagico, un processo fondamentale attraverso cui le cellule eliminano e riciclano componenti danneggiati.

Quando questo sistema funziona correttamente, contribuisce a mantenere le cellule in salute. Nel caso della doxorubicina, invece, i ricercatori hanno osservato che il processo si blocca, portando all’accumulo di materiali di scarto e a un progressivo deterioramento delle cellule cardiache.

Un meccanismo da riattivare 

Pubblicato su ‘Basic research in cardiology’, lo studio ha dimostrato in modelli sperimentali che è possibile riattivare questo meccanismo attraverso diverse strategie farmacologiche. In particolare, l’uso di composti naturali come trealosio e spermidina, o di un peptide sintetico in grado di agire direttamente sui meccanismi dell’autofagia, ha consentito di ripristinare il corretto funzionamento del sistema di “pulizia” cellulare. 

Cuore protetto dall’azione dei chemioterapici 

Questo intervento si è tradotto in una protezione significativa del cuore: miglioramento della funzione cardiaca, riduzione del danno cellulare e migliore qualità dei mitocondri, le strutture che forniscono energia alle cellule.

La protezione, peraltro, non sembra interferire con l’efficacia antitumorale della doxorubicina. “I risultati suggeriscono che il blocco dell’autofagia è un passaggio chiave nel danno cardiaco indotto dalla chemioterapia”, dice Leonardo Schirone, ricercatore dell’Università Europea di Roma – e che il suo ripristino può rappresentare una strategia efficace per proteggere il cuore”.

Le prospettive future

“Abbiamo osservato che diversi approcci, sia con composti naturali sia con molecole più selettive, portano allo stesso risultato indicando che il bersaglio principale è proprio il recupero del corretto flusso autofagico”, aggiunge Maurizio Forte, ricercatore del laboratorio di Fisiopatologia cardiovascolare del Neuromed.

Risultati ancora preclinici che aprono però prospettive interessanti. Composti come trealosio e spermidina sono già utilizzati come integratori alimentari e potrebbero, in futuro, essere studiati anche come supporto nei trattamenti oncologici, con l’obiettivo di ridurre gli effetti collaterali a carico del cuore.

“I nostri dati indicano una possibile strada per rendere le terapie oncologiche più sicure dal punto di vista cardiovascolare”, commenta Sebastiano Sciarretta, responsabile del laboratorio di Fisiopatologia cardiovascolare del Neuromed. “Saranno naturalmente necessari studi clinici, quindi su pazienti, per verificare questi risultati”.

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