Tumore, tutte le insidie degli alimenti ultra-processati

Tumore, tutte le insidie degli alimenti ultra-processati
AP Photo/David J. Phillip

L’eccesso di alimenti ultra-processati dopo una diagnosi di tumore aumenta il rischio di mortalità. La ricerca.

L’alimentazione dopo una diagnosi di tumore fa davvero la differenza e incide sulla sopravvivenza. Un consumo elevato di alimenti ultra-processati, in particolare, causa un aumento della mortalità rispetto a chi segue un’alimentazione più salutare. A rilevarlo uno studio realizzato dall’Unità di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, con il sostegno della Fondazione Airc per la ricerca sul Cancro Ets.

Gli alimenti ultra-processati 

Poveri di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre, gli alimenti ultra-processati contengono spesso additivi, quali aromi artificiali, conservanti, emulsionanti e livelli elevati di zuccheri aggiunti e grassi non salutari. 

“Le sostanze utilizzate nei processi industriali possono interferire con i meccanismi metabolici, alterare il microbiota intestinale e favorire l’infiammazione”, spiega Marialaura Bonaccio, autrice principale dell’articolo. “Di conseguenza, anche quando un alimento ultra-processato ha un contenuto calorico e una composizione nutrizionale simili a un alimento poco trasformato o naturale, può comunque avere effetti più dannosi sull’organismo”.

Lo studio

I ricercatori hanno seguito 24.325 individui per quasi 15 anni, da marzo 2005 a dicembre 2022. All’interno di questo campione, sono stati identificati 802 partecipanti che, al momento dell’ingresso nello studio, avevano già avuto una diagnosi di tumore. 

I risultati 

Coloro che consumavano in misura maggiore alimenti ultra processati avevano un rischio relativo di mortalità per tutte le cause superiore del 48% e un rischio relativo di mortalità per cancro superiore del 59%, rispetto a chi limitava l’assunzione di questi alimenti nella dieta. 

Per esplorare i potenziali meccanismi biologici coinvolti, i ricercatori del Neuromed hanno analizzato biomarcatori infiammatori, metabolici e cardiovascolari, sulla base di campioni e dati dei partecipanti. Due fattori sono risultati particolarmente rilevanti: gli indici di infiammazione e la frequenza cardiaca a riposo.

“Questi risultati suggeriscono che l’aumento dell’infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo possano spiegare in parte il legame tra un maggiore consumo di alimenti ultra-processati e l’aumento della mortalità”, sottolinea Licia Iacoviello, responsabilità dell’Unità di Epidemiologia e prevenzione del Neuromed. 

Attenzione alle etichette 

“Concentrarsi sull’insieme della dieta, riducendo complessivamente gli alimenti ultra-processati e orientando i consumi verso cibi freschi, poco trasformati e preparati in casa, rappresenta l’approccio più significativo e vantaggioso per la salute”, conclude Iacoviello. 

“Un’indicazione pratica può venire dalla lettura delle etichette: alimenti con più di cinque ingredienti, o anche con un solo additivo alimentare, sono probabilmente ultra-processati”. 

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