Forse avrete sentito che, per 4 dei pazienti ustionati a Crans-Montana ricoverati a Milano, i chirurghi plastici dell’ospedale Niguarda in una settimana per hanno utilizzato all’incirca 13mila centimetri quadrati di pelle. Ma da dove arriva la pelle per curare le grandi ustioni e come procedono gli specialisti?
“Esistono diverse banche di cute in Italia, strutture sanitarie pubbliche dislocate sul territorio nazionale che hanno il compito di conservare e distribuire i tessuti destinati al trapianto, certificandone l’idoneità e la sicurezza”, spiega a LaSalute di LaPresse Giuseppe Perniciaro, direttore del Centro Grandi Ustionati e Chirurgia Plastica ASL3 Ospedale Villa Scassi Genova e probo viro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre).
Quanta pelle abbiamo (e perché si conserva in Banca)
La pelle umana è l’organo più grande di tutti: copre circa 1,5-2 metri quadrati. “Quando arriva un paziente con grandi ustioni come quelli di Crans-Montana, per prima cosa vengono asportati i tessuti necrotici e dunque occorre coprire le aree esposte con qualcosa che somigli il più possibile alla cute”.
“All’inizio – avverte – non è detto che l’organismo sia pronto a ricevere un innesto di pelle autologa: si procede posizionando un sostituto dell’epidermide che può essere cute da donatore (da cadavere), oppure appositi materiali sostitutivi dermici che si usano nelle ustioni profonde, quelle di II e III grado”, spiega Perniciaro.
La cute da donatore è stoccata nelle Banche dei tessuti presenti in varie città e messe a disposizione dei centri ustioni attraverso apposite convenzioni. Ma come arriva lì? “Quando una persona muore, tra i vari organi espiantabili c’è la cute: viene prelevata da chirurghi plastici, stoccata e crioconservata o messa in soluzione a base di glicerolo nelle banche”, dice lo specialista.
Perché l’innesto di pelle da donatore
“Questo consente di ordinare alla banca dei tessuti, sulla base di calcoli fatti tenendo conto della superficie ustionata, il quantitativo necessario. A questo punto la cute viene appoggiata sulla parte lesionata per ridurre la perdita dei liquidi. Questo perché altrimenti andrebbero in sofferenza anche altri organi, come i reni. Quindi tappezzare le aree ustionate ha un doppio beneficio: contrasta la perdita di liquidi e dà uno stimolo rigenerativo ai tessuti”.
Attenzione: dopo un po’ “l’organismo in genere rigetta la cute, che dunque si rimuove e se ne applica dell’altra”. Un lavoro continuo e delicatissimo. “Quando abbiamo meno pelle da prelevare, si usa fare con dei macchinari una rete della pelle del paziente stesso che preleviamo, ampliandone le dimensioni fino a otto volte, per favorire la rigenerazione dell’epidermide”, continua Perniciaro.
Se l’ustione è molto profonda…
Se l’ustione è già profonda e occorre rigenerare anche il derma “si usano sostituti dermici di natura bovina o sintetica. Il vantaggio del derma di derivazione animale – continua lo specialista – è quella di creare una base su cui poi viene innestata la pelle definitiva, in genere dopo 4 settimane”.
Tempi lunghi per recuperare
I tempi di recupero dei giovani ustionati a Crans-Montana non saranno brevi. “Un paziente ustionato al 50% in genere ha una degenza media di 2-3 mesi prima di poter essere spostato dalla terapia intensiva. Si tratta di pazienti gravi, che vanno stabilizzati e devono affrontare di fatto tutte le sfide di una malattia multiorgano. Abbiamo bisogno di rianimatori, del controllo del dolore, dei cardiologi degli infettivologi e dei nefrologi”. Il centro ustionati di Genova cura in genere 200 pazienti l’anno, ma una cinquantina l’anno con ustioni superiori al 30%.
La mappa delle Banche di cute
Stando all’elenco del Centro nazionale trapianti de ministero della Salute, le Banche di cute presenti nella Penisola sono 6 e si trovano a: Cesena, Milano, Torino, Siena, Treviso e Verona.

