Come facevamo prima della scoperta del cortisone? Potrà sembrare strano ma questo potente farmaco salvavita, inizialmente noto come ‘Composto E’, è stato identificato e sintetizzato solo tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40 da scienziati premiati col Nobel. E ancora oggi, nell’epoca delle terapie innovative, è prezioso per “gli effetti antinfiammatori e immunosoppressivi”. Parola di Gianni Sava della Società Italiana di Farmacologia, direttore di SifMagazine e docente di Farmacologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Si tratta di un farmaco potente, che però non va mai interrotto di colpo. “È fondamentale rivolgersi al proprio medico di fiducia e seguirne attentamente le indicazioni per una riduzione graduale della terapia”, puntualizza a LaSalute di LaPresse il farmacologo. Ma cerchiamo di capire meglio perché.
Che cos’è il cortisone
Il cortisone, assieme al cortisolo, “è uno degli ormoni prodotti dalla ghiandola surrenale. Queste sostanze sono raggruppate sotto il nome di glucocorticoidi, avendo la capacità di regolare il metabolismo degli zuccheri”, ricorda Sava.
Infezioni, traumi, infiammazioni e stress psichici stimolano la ghiandola surrenale a produrre queste sostanze, “che agiscono per ristabilire l’equilibrio perturbato. Ma i glucocorticoidi influenzano anche il metabolismo delle proteine, dei grassi, dell’acqua corporea e del calcio e queste azioni sono spesso le cause di effetti collaterali importanti, soprattutto durante il loro impiego in terapie croniche”, avverte lo specialista.
Farmaci a base di cortisone sono impiegati sia come terapia sostitutiva in caso di inefficienza delle ghiandole surrenali, “sia come terapia di malattie a patogenesi infiammatoria. In questi casi l’uso è da intendersi come una azione palliativa, in quanto non agiscono sulla causa della patologia ma ne minimizzano gli effetti clinici”. Cosa che, “in alcuni casi, può risultare un’azione salvavita”.
Quando viene prescritto
Si tratta di composti dalle molte possibili applicazioni: si va “dalle patologie del surrene come l’insufficienza surrenalica cronica o malattia di Addison, alle malattie a patogenesi immuno-infiammatoria come il lupus eritrematoso. Ma anche le malattie pneumologiche, le leucemie e alcuni linfomi, le sindromi dermatologiche e quelle sindromi gastrointestinali come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa”. Ma non solo: nell’elenco stilato da Sava figurano anche alcune epatiti e infezioni batteriche come la mononucleosi infettiva e la tubercolosi con componente essudativa.
I benefici principali del cortisone
I glucocorticoidi, insomma, “sono tra i farmaci più potenti per il trattamento delle patologie che dipendono da componenti infiammatorie e immunitarie. Dalla scoperta delle proprietà biologiche del cortisolo – aggiunge il farmacologo – sono stati prodotti almeno 30 diversi principi attivi ad azione glucocorticoide e impiegati variamente nel trattamento di tali patologie. Tutti questi principi attivi, mantengono le proprietà ormonali dei glucorticoidi naturali di interagire con specifici recettori nelle cellule bersaglio con la conseguenza di regolare, in alcuni casi negativamente e in altri positivamente, la produzione delle proteine”.
Ma cosa vuol dire? “In condizioni fisiologiche, i glucocorticoidi sono necessari per il mantenimento di una corretta funzione cardiovascolare, del rene, del muscolo scheletrico e del sistema endocrino, del sistema nervoso e del sistema immunitario”, risponde.
Gli effetti collaterali
Abbiamo accennato agli effetti collaterali del cortisone, ma che succede se questo farmaco viene preso per lunghi periodi o ad alte dosi? “Può causare ipertensione arteriosa, riduzione della massa e affaticamento muscolare. Accanto a questi effetti collaterali, possono presentarsi, sempre per assunzioni prolungate nel tempo e comunque ad alte dosi, soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, diabete, ritenzione idrosalina, osteoporosi, aumentata sensibilità alle infezioni, reazioni cutanee, arresto della crescita corporea e reazioni oculari”.
Sava sottolinea che è importante non sospendere il cortisone improvvisamente, ma come mai? “Tra gli effetti collaterali dei glucocorticoidi vi è la soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Dopo un uso cronico e prolungato, un’interruzione brusca della terapia può essere responsabile di gravi sindromi da insufficienza surrenalica acuta”, avverte l’esperto.
Ma di che tempistiche parliamo? “Il periodo necessario al ripristino delle normali funzioni surrenaliche nei pazienti che hanno assunto glucocorticoidi per periodi prolungati può essere molto lungo. Sintomi come anoressia, mialgia, letargia, artralgia, febbre e perdita di peso possono persistere anche fino a 12 mesi”, conclude Sava. Ecco perché è bene procedere scalando il cortisone in modo progressivo e rispettando le indicazioni del medico.

