Farmaci anti-obesità per perdere pochi chili? ‘Una moda che insidia la salute’

Farmaci anti-obesità per perdere pochi chili? ‘Una moda che insidia la salute’
Photo by: Rolf Vennenbernd/picture-alliance/dpa/AP Images

La moda dei farmaci Glp-1 per perdere pochi chili non è una pratica innocua. L’analisi della farmacologa.

Nata sui social prima ancora che i nuovi anti-obesità arrivassero sul mercato italiano, la moda delle incretine per perdere peso non accenna a scemare. Farmaci promossi da numerosi studi per gli effetti contro obesità, diabete e patologie correlate, ma a preoccupare gli specialisti è l’uso off-label, magari per perdere pochi chili o da parte di persone magre. Chi non conosce un cugino, un vicino di casa o di scrivania che li prende da qualche tempo? 

“Sì, è un tema che preoccupa, perché l’uso off-label sposta il farmaco fuori dal perimetro in cui il rapporto fra beneficio e rischio è stato valutato e approvato dalle autorità regolatorie”, risponde a LaSalute di LaPresse Adele Romano, coordinatrice del Gruppo di lavoro ‘Obesità, Sindrome Metabolica e Disordini Alimentari’ della Società Italiana di Farmacologia (Sif) e professoressa associata di Farmacologia alla Sapienza.

Celebrità ed effetti collaterali

Non è raro imbattersi ormai, proprio sui social che hanno acceso la miccia, in descrizioni di effetti collaterali anche pesanti, riportate da celebrità come Robbie Williams e persone comuni. Spesso in questi casi l’obiettivo era di perdere pochi chili. “Bisogna ricordare che, anche con farmaci efficaci e ben studiati, esistono eventi avversi rari ma clinicamente seri che emergono o si definiscono meglio nella vita reale e nella farmacovigilanza post-marketing”, scandisce Romano.

C’è poi un altro problema che spesso accompagna l’uso off-label dei farmaci anti-obesità nella vita reale: “L’accesso attraverso canali non regolati. Qui il rischio cresce in modo esponenziale. La Fda (Food and Drug Administration) ha pubblicato avvisi su versioni contraffatte di Ozempic* (semaglutide) entrate nella catena di forniture, inclusi casi di etichettatura fraudolenta, allertando su errori di dosaggio con semaglutide in flaconi multidose, con eventi avversi anche gravi e richieste di assistenza medica o ricovero”.

In altre parole, questi medicinali – come tutti – non sono caramelle. “Quando l’impiego esce dai percorsi clinici e farmaceutici autorizzati, cambia anche che cosa arriva davvero al paziente e con quale controllo di qualità”. 

Tutti i rischi per chi prende i Glp-1 per perdere pochi chili

La questione di quanti ricorrono a questi medicinali senza indicazione, magari per perdere un paio di chili, è spinosa. “Quando questi farmaci vengono utilizzati al di fuori dei criteri clinici definiti dalle autorità regolatorie, da persone normopeso o solo lievemente sovrappeso, il rapporto beneficio-rischio cambia in modo netto”, avverte la specialista. 

“In questi soggetti il beneficio clinico atteso è spesso marginale o assente, mentre resta il rischio di comparsa di eventi avversi anche gravi. La letteratura scientifica documenta infatti problemi gastrointestinali anche gravi in persone non obese che hanno assunto semaglutide per dimagrire. Si documentano casi di occlusione intestinale acuta attribuita al marcato rallentamento della motilità gastrointestinale e di gastroparesi con sintomi persistenti e clinicamente rilevanti”, spiega.

Gli effetti sulla salute mentale

“Esistono inoltre evidenze di possibili rischi psichiatrici e comportamentali associati all’uso degli agonisti del recettore Glp-1. In particolare, la letteratura scientifica riporta casi di peggioramento di quadri di anoressia nervosa, anche in forme atipiche, in soggetti trattati con semaglutide”, dice Romano. Ovviamente senza indicazione.

“Una revisione della letteratura pubblicata nel 2024 sulla rivista ‘Current Obesity Reports’ conferma che l’utilizzo degli anti-obesità in pazienti con disturbi del comportamento alimentare, o con tratti subclinici,  potrebbe rinforzare comportamenti restrittivi e dinamiche patologiche in soggetti vulnerabili”.

Un altro problema riguarda l’uso attraverso canali non regolati, spesso associato all’impiego ‘cosmetico’. “In un articolo pubblicato su Jama Health Forum nel 2025 – segnala l’esperta – si riportano eventi avversi legati a errori di dosaggio con semaglutide ottenuto tramite preparazioni galeniche o circuiti non autorizzati, inclusi casi di sovradosaggio fino a dieci volte superiori rispetto alla dose prevista, con nausea incoercibile, vomito, disidratazione e accessi in pronto soccorso”.

La perdita di massa magra

Ma “anche quando non si verificano eventi acuti, esiste il rischio di perdita di massa magra e peggioramento della composizione corporea. I dati derivati dagli studi su tirzepatide e semaglutide (pubblicati su riviste di riferimento internazionale come The New England Journal of Medicine and Diabetes, Obesity and Metabolism) evidenziano che una quota non trascurabile della perdita di peso riguarda la massa magra. Questo aspetto – rileva Romano – diventa particolarmente critico nelle persone normopeso, dove la perdita di pochi chili può tradursi in rischio sarcopenico e riduzione della riserva funzionale, senza alcun beneficio clinico documentato”.

Insomma, la specialista non ha dubbi. “L’uso di semaglutide o di altri agonisti del Glp-1 in persone normopeso o magre per perdere pochi chili non è una pratica innocua. Al contrario, espone a rischi gastrointestinali, nutrizionali, psichiatrici e iatrogeni documentati, in assenza di un beneficio clinico proporzionato. È per questo che le autorità regolatorie e le società scientifiche insistono sull’uso appropriato di questi farmaci esclusivamente all’interno delle indicazioni approvate e di percorsi clinici controllati”, conclude.

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