Un’ondata di nuovi farmaci anti-cancro per i pazienti europei. Nel 2025 l’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) ha approvato 14 nuovi medicinali oncologici. Un dato che, secondo Farmindustria, testimonia la vitalità della ricerca e la capacità di tradurre la scienza in nuove opportunità terapeutiche sempre più mirate, personalizzate ed efficaci.
Ma resta un tema aperto: l’accesso alle cure innovative. Una volta approvati, infatti, prima che questi farmaci arrivino ai pazienti passano diversi mesi. Troppi, dicono da Farmindustria, quando è in ballo la sopravvivenza.
Una pipeline poderosa
C’è anche da dire che queste terapie non sono frutto del caso. Secondo l’ultimo report Citeline nel 2024 la pipeline globale contava complessivamente 9.476 prodotti in ricerca e sviluppo per patologie oncologiche, circa il 40% del totale. Un numero che conferma come il cancro sia ancora oggi l’area con il più alto investimento in R&S a livello mondiale.
Ci attende una fase “di straordinario progresso scientifico. Ma l’innovazione ha valore solo se arriva ai pazienti velocemente e senza creare cittadini di serie A e di serie B”, sottolinea il numero uno di Farmindustria, Marcello Cattani, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro.
D’altra parte anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha riconosciuto che “la lotta al cancro è una priorità assoluta su cui il nostro impegno è forte e costante per sostenere la ricerca, l’equo accesso alle cure, l’assistenza e la prevenzione, che è una leva fondamentale”.
Il nodo dell’accesso ai farmaci oncologici
Terapie innovative e personalizzate possono fare la differenza. Ma “in Europa, e anche in Italia, i tempi tra l’approvazione dei farmaci e la loro reale disponibilità per i pazienti restano troppo lunghi, con differenze significative tra Paesi e territori: è necessaria una media di circa 14 mesi per completare l’iter negoziale dall’approvazione Ema”, sottolinea Cattani. Ma il diritto alla salute “passa anche dalla capacità dei sistemi sanitari di garantire un accesso equo e tempestivo all’innovazione”.
Per questo motivo Farmindustria ribadisce la necessità di politiche che favoriscano l’innovazione farmaceutica, anche alla luce del contesto geopolitico che vede gli Stati Uniti protagonisti di una forte spinta ad attrarre investimenti e innovazione attraverso la politica della Most Favored Nation.
“Investire in ricerca oncologica significa investire in vita, salute, lavoro qualificato, competitività del Paese. Ma soprattutto significa dare risposte concrete ai pazienti e alle loro famiglie”, ricorda Cattani. Facendo sì che l’innovazione esca dai laboratori, arrivando ai cittadini “senza ritardi”.

