Dazi sui farmaci, perché la post-escalation sarebbe musica per le imprese italiane

Dazi sui farmaci, perché la post-escalation sarebbe musica per le imprese italiane
(Tom Williams/CQ Roll Call via AP Images)

L’impatto di una riduzione dei dazi sui produttori di farmaci equivalenti e innovativi, l’analisi del farmacologo.

Dopo un anno sulle montagne russe, una riduzione o rimozione dei dazi sarebbe “musica per le orecchie del settore farmaceutico italiano. Parliamo di un comparto che è ai primi posti per produzione in Europa, con un export che verso gli Usa ha continuato a crescere anche nei momenti di tensione”.

A dirlo a LaSalute di LaPresse è Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano. E in effetti l’export della farmaceutica è salito di oltre il 33% nel 2025 (dati Farmindustria). “Se guardiamo al 2026, una distensione bipartisan sui dazi, motivata negli Stati Uniti dalla necessità di abbassare l’inflazione sanitaria e i prezzi dei farmaci per i cittadini, avrebbe impatti molto diversi a seconda del tipo di farmaco”, puntualizza l’esperto.

Farmaci equivalenti, questione di margini 

Per i produttori di farmaci equivalenti, “la riduzione dei dazi è una questione di vita o di morte commerciale. Questi medicinali infatti competono sul prezzo. Un dazio (anche “solo” del 15% come visto nel 2025) mangia quasi tutto il margine di profitto – rileva Centemeri – rendendo i farmaci italiani meno competitivi rispetto a quelli prodotti localmente negli Usa o in Paesi con accordi di favore”.

Non solo. “Con meno dazi, le aziende italiane possono spingere sui volumi. L’Italia ha impianti di produzione massiccia che possono inondare il mercato americano, se il muro doganale si abbassa”, ragiona il farmacologo.

“Se però la politica Usa continua a incentivare la produzione locale (reshoring), la riduzione dei dazi potrebbe non bastare, a meno che non sia accompagnata da una forte efficienza produttiva” avverte Centemeri.

Innovativi tra R&D e Specializzazione

Diverso è il caso dei farmaci innovativi, biotecnologici, terapie avanzate, oncologici. Questi prodotti “sono meno sensibili al prezzo e più legati alla proprietà intellettuale”. Spesso il valore terapeutico è così alto “che il dazio viene assorbito dalla catena di distribuzione o dall’assicurazione americana”, segnala Centemeri.

“La rimozione dei dazi, però, libera capitali che le Big Pharma, molte delle quali producono in Italia possono reinvestire in Ricerca e Sviluppo. L’Italia eccelle nelle Life Science, dunque una riduzione dei dazi consoliderebbe il suo ruolo come hub produttivo per le molecole scoperte altrove ma sintetizzate nei nostri poli (come quelli in Lombardia, Lazio o Toscana)”, evidenzia Centemeri.

Insomma, quello della riduzione dei dazi sui farmaci è un tema estremamente interessante per le imprese del pharma italiano, che nel 2024 ha totalizzato un valore della produzione di oltre 56 miliardi di euro.

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