Cosmeticoressia, che cos’è l’ossessione per la pelle perfetta dilaga fra i giovanissimi

Cosmeticoressia, che cos’è l’ossessione per la pelle perfetta dilaga fra i giovanissimi
cosmetici Photo by: Hendrik Schmidt/picture-alliance/dpa/AP Images

Da cura e attenzione al benessere a ossessione pericolosa per la pelle: i rischi della cosmeticoressia

Avere una pelle perfetta, anche a costo di complesse – e costose – routine. L’interesse per la skincare tra bambini e preadolescenti tra gli 8 e i 14 anni sta diventando un’ossessione, oltre che un business. Parliamo di cosmeticoressia, un fenomeno “che sta crescendo con una rapidità senza precedenti, alimentato dai social media e da un’industria cosmetica sempre più abile a parlare il linguaggio delle nuove generazioni”, dice a LaSalute di LaPresse la farmacista cosmetologa Myriam Mazza.

L’origine della nuova ossessione social che è già business

Il termine cosmeticoressia o dermoressia “descrive una preoccupazione ossessiva verso il raggiungimento di una pelle perfetta, sostenuta non da una reale necessità clinica, ma da standard estetici sempre più irraggiungibili”, chiarisce Mazza.

Ma come ha fatto la skincare, da rituale di benessere, a diventare ossessione? “Alla base di questa trasformazione c’è la medicalizzazione della bellezza, un processo che ha visto alcuni ingredienti varcare la soglia degli ambulatori dermatologici e dei centri estetici per approdare nelle routine cosmetiche quotidiane. Non manca chi intercetta questo disagio e lo trasforma in opportunità commerciale”, ragiona l’esperta. 

L’imperfezione “diventa un problema da correggere, ogni incertezza un bisogno da soddisfare attraverso un nuovo prodotto. Prima ancora di vendere un siero o una crema, si vende l’idea che una pelle sana non sia sufficiente, perché può e deve essere continuamente perfezionata. Un meccanismo tanto più efficace quanto più giovane è il pubblico a cui si rivolge, ancora privo degli strumenti critici per riconoscere le strategie persuasive del marketing”, avverte.

Pelle sensibile e attivi pericolosi

Per capire perché questo rappresenti un problema di salute, occorre ricordare che la pelle di un bambino presenta caratteristiche fisiologiche profondamente diverse da quelle dell’adulto. “Nel periodo prepuberale, la pelle è un organo ancora in fase di maturazione: il turnover cellulare è rapido, la produzione di sebo è fisiologicamente ridotta e la barriera cutanea risulta più sottile e delicata. Solo con l’inizio della pubertà, sotto la spinta degli androgeni – spiega la cosmetologa – le ghiandole sebacee aumentano progressivamente di volume, la produzione di sebo cresce e il microbioma acquisisce le caratteristiche tipiche della cute adulta”.

“L’utilizzo indiscriminato di attivi come retinoidi, alfa e beta-idrossiacidi su una cute ancora immatura può alterare l’equilibrio della barriera cutanea, favorire dermatiti irritative e da contatto, compromettendo quella fisiologica funzione protettiva che, soprattutto durante l’infanzia, dovrebbe essere preservata piuttosto che modificata”, chiarisce la specialista.

Lo specchio e i segnali spia della cosmeticoressia

Quali sono i segnali che possono far sospettare l’esistenza di un problema? “Tra i primi la tendenza a investire sempre più tempo e denaro in routine cosmetiche complesse, spesso composte da numerosi passaggi e prodotti. Un importante campanello d’allarme è la tendenza a controllarsi continuamente allo specchio alla ricerca di difetti, spesso invisibili agli altri ma capaci di generare un disagio tale da favorire l’isolamento e l’evitamento delle situazioni sociali. Per alcuni ragazzi mostrarsi senza trucco e senza filtri diventa motivo di ansia, persino all’interno dell’ambiente familiare”, elenca Mazza. 

Attenzione poi alla “persistenza nell’uso di cosmetici potenzialmente irritanti nonostante la comparsa di arrossamento, prurito, bruciore o dermatiti. L’alterazione della barriera cutanea alimenta così un circolo vizioso: più la pelle si irrita, più aumenta il ricorso a nuovi prodotti nel tentativo di correggere il danno provocato dai precedenti. Chiariamo un punto fondamentale: prendersi cura della propria pelle non è il problema.

La skincare può rappresentare un gesto di benessere, di prevenzione e di educazione alla salute cutanea. Il problema nasce quando la cura lascia il posto al controllo, la prevenzione si trasforma in ossessione e il linguaggio della dermatologia viene utilizzato per alimentare l’idea che ogni pelle, anche quella perfettamente sana, abbia sempre bisogno di essere, per qualche motivo, corretta”, scandisce Mazza. 

Occhio ai consigli fake

Ma cosa si può fare per contrastare questo fenomeno? “Il primo compito di noi professionisti della salute è contrastare la disinformazione diffusa da un ecosistema comunicativo saturo di contenuti spesso travestiti da consigli medici, in cui le voci dei sanitari rischiano di apparire distanti o, peggio, irrilevanti rispetto all’immediatezza e all’appeal dei contenuti social”.

“Il secondo – conclude Mazza – è quello dell’educazione, da costruire con pazienza attraverso percorsi nelle scuole, campagne istituzionali rivolte ai genitori, materiali informativi nei punti di accesso al sistema sanitario. Questo significa anche insegnare che la pelle sana non è una pelle perfetta, l’imperfezione è parte della normalità e che prendersi cura di sé non dovrebbe mai coincidere con l’inseguimento di un ideale di bellezza irraggiungibile e lontano dalla realtà”.

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