Un’impronta digitale sensoriale, cosa scatta quando scegliamo un profumo

Un’impronta digitale sensoriale, cosa scatta quando scegliamo un profumo
Photo by: Gerald Matzka/picture-alliance/dpa/AP Images

Viaggio alla scoperta del potere del profumo tra neurologia e sociologia.

Un’ombra invisibile che ci avvolge, ci tradisce e fa scattare la nostra memoria. “Ci ricordiamo per tutta la vita dell’odore della pelle della nostra mamma, della casa della nonna, sul profumo dell’erba tagliata”. L’odore “si comporta come una impronta digitale sensoriale: un codice biologico esterno che ci rende riconoscibili e al tempo stesso vulnerabili all’interno dello spazio sociale”. Parola di Samuele Briatore, ricercatore della Sapienza di Roma, dove insegna Sociologia della moda: nel suo ‘Profumo’ – edito da Marsilio – intraprende un viaggio alla scoperta del potere degli aromi con i quali scegliamo di avvolgere il nostro corpo. 

L’abitudine a profumarsi è un “addomesticamento olfattivo”, sviluppatosi nel corso dei secoli per superare il nostro ‘originale’ odore corporeo, che curiosamente si affianca alla sottovalutazione del senso dell’olfatto

Un sapere silenzioso

“Quando percepiamo un odore, spesso reagiamo senza pensarci: ci piace o ci infastidisce, ci rilassa o ci allerta, evocando ricordi o emozioni in modo immediato”, scrive Briatore. Come mai?

Profumo tra olfatto e ricordi

“L’olfatto è un senso con una grande implicazione mnemonica: il profumo ci riporta immediatamente nel passato e soprattutto in momenti ben precisi del nostro vissuto”, spiega a LaSalute di LaPresse Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e Ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele.

“Quando percepiamo un aroma particolare – dice il neurologo – non solo ricordiamo un fatto, ma ci ritroviamo immersi in esso”.

C’è chi non cambia mai il proprio profumo e chi lo fa spesso, magari in base all’umore o alla stagione. Ma cosa fa scattare le preferenze in fatto di profumo? “Per quanto riguarda la tipologia privilegiata, molto dipende dalle precedenti esperienze, perché alcuni aromi hanno per noi un potere evocativo – dice Barbanti – Pensiamo ai profumi agrumati: richiamano inevitabilmente il mare, il sole e i paesaggi mediterranei, anche se l’agrume è un frutto invernale”. Sono i fiori d’arancio e di limone ad alimentare questa suggestione.

Cosa cerchiamo nel profumo

“L’effetto del profumo sulla memoria è fortissimo e serve a cementare l’informazione. È addirittura dimostrato che alcuni profumi, come il mughetto e per qualcuno anche il rosmarino, possano servire a ‘scolpire’ il ricordo di qualcosa che noi leggiamo”, continua il neurologo.

“Pensiamo al profumo salmastro di una pineta mentre leggiamo o studiamo: servirà a fissare ancora meglio l’informazione”, dice. Cosa cerchiamo nel profumo? “Olfatto e gusto sono ravvicinati, dunque cerchiamo aromi che non siano dissonanti con i sapori che amiamo. In pratica cerchiamo stimoli olfattivi che non siano in disaccordo con il nostro gusto palatale”. 

Anche per Briatore “non si sceglie un profumo per caso. Lo si indossa per dire chi si è, ma anche chi si vuole diventare. È un linguaggio invisibile, un gesto intimo che diventa pubblico. Attraverso esso, ci si posiziona, si comunica, si cerca riconoscimento”.

La fragranza-firma “non è solo un’estensione del corpo, ma la sintesi profonda tra sé reale, sé sociale e sé ideale”. Una pratica riflessiva “attraverso cui gli individui plasmano il racconto di sé”, suggerisce Briatore.

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