Apprezzare la magia di profumi e aromi potrebbe essere più importante del previsto per il nostro benessere. Proprio l‘olfatto sembrerebbe, infatti, uno degli indicatori più precoci della salute di cuore e cervello.
Ad accendere i riflettori sul naso e su questo senso un po’ sottovalutato è un recente studio condotto dall’Università del Michigan e pubblicato su ‘Jama Otolaryngology’. La perdita totale dell’olfatto, detta anosmia, negli over 70 è associata a un rischio significativamente maggiore di sviluppare ictus e malattie coronariche come angina o ischemia.
Una scoperta di rilievo
“Il legame tra olfatto e patologie cardiovascolari, in particolare con l’ictus, rappresenta una scoperta scientifica di rilievo “, commenta Arianna Di Stadio, neuro-otorinolaringoiatra, professoressa di Otorinolaringoiatria all’Università Link di Roma, ricercatrice presso l’UCL Queen Square Neurology di Londra.
“Fino a poco tempo fa – ricorda – consideravamo l’olfatto solo in relazione a malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative. Oggi capiamo che la perdita dei sensi può riflettere uno stato di infiammazione sistemica che colpisce anche i vasi sanguigni cerebrali e cardiaci”.
La ricerca
La ricerca ha monitorato per nove anni un campione di 5.142 adulti. Le persone prive di olfatto presentavano un rischio di eventi cardiovascolari doppio rispetto ai coetanei, con una criticità maggiore nei primi quattro anni dal test.
I disturbi dell’olfatto
Se finora i disturbi dell’olfatto erano stati associati principalmente a patologie neurodegenerative, la scoperta di un legame con il rischio cardiovascolare suggerisce che l’infiammazione del sistema nervoso possa essere il comune denominatore.
Ma come mai l’olfatto è così importante? I ricercatori suggeriscono che l’anosmia possa riflettere cambiamenti strutturali nei vasi cerebrali o essere la conseguenza di una degenerazione dell’epitelio nasale legata a processi infiammatori.
Come intervenire
La buona notizia è che è possibile fare qualcosa, come sottolinea Di Stadio. L’esperta ricorda che il test dell’olfatto è rapido ed economico. “Il suo impiego da parte del medico di base potrebbe permettere di identificare precocemente i pazienti in cui la neuroinfiammazione sta già agendo silenziosamente, consentendo un monitoraggio più attento per prevenire eventi gravi come l’ictus”.
In che modo? “Una sana alimentazione, l’attività fisica all’aria aperta e una supplementazione preventiva ai primi segnali di anosmia con sostanze fisiologiche antineuroinfiammazione, come ad esempio, quelle utilizzate nei nostri studi su Covid-19 (che in alcuni pazienti comportava anche la perdita dell’olfatto, ndr) rappresentano strumenti potenti per contrastare la neuroinfiammazione”. Proteggendo così cuore e cervello.

