Nell’estate 2026 c’è anche la leptospirosi a preoccupare i vacanzieri. Un uomo di 56 anni è stato ricoverato in condizioni critiche nei giorni scorsi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Zante. Si tratta del quinto caso di leptospirosi segnalato nell’isola greca negli ultimi mesi, come segnala la stampa ellenica. Altri quattro pazienti (uno poi deceduto) erano stati individuati lo scorso aprile. Ma di che si tratta e come si trasmette la leptospirosi? LaSalute di LaPresse ne ha parlato con Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico.
Che cos’è la leptospirosi e come si contrae
“La leptospirosi è un’infezione causata da uno dei diversi sierotipi patogeni della Leptospira, un batterio a forma di spirale (spirocheta). La diagnosi si basa sulla coltura della spirocheta e sui test sierologici”, spiega l’epidemiologo. La terapia è antibiotica, con doxiciclina o la penicillina.
Se questa malattia a molti fa venire in mente i roditori, “si tratta di una zoonosi che si manifesta in molti animali domestici e selvatici, può causare una malattia silente o gravi patologie, anche fatali negli umani, ed è più frequente nei climi tropicali o subtropicali. Le Leptospira sono mantenute in natura attraverso l’infezione renale cronica di animali portatori, comunemente ratti, ma anche cani, bovini, cavalli, pecore, capre e maiali. Questi animali possono eliminare per anni le leptospire nelle urine. I cani, i bovini, i maiali, i topi e i ratti sono fonti probabilmente frequenti di infezioni umane”, segnala Ciccozzi.
L’infezione umana e i sintomi
L’infezione umana avviene per contatto diretto con l’urina o i tessuti infetti, ma anche indirettamente attraverso acqua o terreni contaminati. “I casi di leptospirosi tra i turisti in vacanza a Zante non sono da sottovalutare. All’inizio l’infezione può sembrare una semplice influenza, ma si rischiano insufficienza multiorgano, meningite, emorragie polmonari e gravi difficoltà respiratorie. Attività estive quali bagni nei laghi, escursioni lungo i torrenti o passeggiate in zone fangose subito dopo abbondanti piogge comportano un rischio da non sottovalutare”, avverte l’epidemiologo.
“Il bagno nelle acque salate invece non è assolutamente pericoloso, il rischio riguarda soprattutto le acque dolci, le acque stagnanti e il fango. La concentrazione salina dell’acqua di mare è infatti del tutto ostile alla sopravvivenza del batterio”, aggiunge. Secondo l’Organizzazione Nazionale per la Sanità Pubblica greca (EODY), l’origine dell’epidemia a Zante “sembrerebbe essere legata alle forti piogge che hanno colpito l’isola durante la primavera”.
“Le precipitazioni intense e gli allagamenti hanno creato l’ambiente ideale per la persistenza e la proliferazione del patogeno. A livello scientifico, vari studi pubblicati confermano una diretta correlazione tra gli eventi meteorologici estremi e la diffusione della malattia, che figura tra le zoonosi maggiormente influenzate dai cambiamenti climatici. Il batterio sopravvive molto bene negli ambienti umidi e nell’acqua dolce”, riflette Ciccozzi.
L’incubazione varia solitamente tra 5 e 14 giorni e i sintomi includono febbre, mal di testa, dolori muscolari intensi, stanchezza, nausea e vomito. L’infezione può anche essere asintomatica. Un elemento tipico è la presenza di occhi arrossati a causa del coinvolgimento congiuntivale. Come difendersi? “Il rischio può riguardare da vicino chi pratica sport in acqua dolce o entra in zone allagate con ferite scoperte”, conclude lo specialista.

