Vaccini, dallo scetticismo alla diffidenza istituzionale

Vaccini, dallo scetticismo alla diffidenza istituzionale
Scritte No Vax contro il voto sui muri di Roma

Ricostruire la fiducia nei vaccini non è una missione impossibile, ma richiede una nuova strategia. L’analisi

Tempi duri per i vaccini, “che pure, dopo l’acqua potabile, da quando esistono hanno salvato più vite umane“. Parte da questa premessa l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, per illustrare l’ultimo lavoro pubblicato insieme al team di Gabie – con Fracesco Branda, Giancarlo Ceccarelli, Francesco De Maria, Fabio Scarpa e Alessandro Russo – su ‘Vaccines’. Se lo scetticismo vaccinale è sempre esistito, a cambiare drasticamente le cose è stata la pandemia da Covid-19, segnalano i ricercatori.

Un tema caldissimo, questo, nei giorni dell’emendamento che punta a reintegrare medici e infermieri no-vax. “L’esitazione vaccinale è un fenomeno multifattoriale, tradizionalmente modellato dalle convinzioni individuali, dalla percezione del rischio e dalle barriere all’accesso. Tuttavia la pandemia di Covid-19 ha trasformato radicalmente il rapporto tra i cittadini, scienza e istituzioni pubbliche, sollevando la questione se l’esitazione vaccinale si sia evoluta in una forma più ampia di sfiducia istituzionale”, dice l’epidemiologo del Campus Bio-Medico a LaSalute di LaPresse.

L’esitazione istituzionale sui vaccini

“Noi abbiamo cercato di analizzare le prove sulla fiducia nei vaccini, sulle dinamiche di sfiducia, sulla disinformazione e sugli atteggiamenti post-pandemici, per proporre un nuovo quadro concettuale. Parliamo infatti di esitazione istituzionale, che riformula l’accettazione del vaccino nel contesto più ampio della credibilità istituzionale”.

“Abbiamo condotto una sintesi narrativa dei dati sottoposti a revisione paritaria dalla letteratura disponibile, inclusi rapporti di sorveglianza e indagini transnazionali pubblicati tra il 2015 e il 2026, concentrandoci sulla fiducia nella scienza, nei governi, nelle agenzie di sanità pubblica, nei sistemi sanitari, e nelle autorità di regolamentazione come determinanti del comportamento vaccinale”.

Le prove dimostrano costantemente che la fiducia istituzionale è tra i più forti predittori di accettazione vaccinale, spesso superando le tradizionali variabili demografiche, chiariscono i ricercatori.

Vaccini, cittadini e istituzioni

La pandemia, insomma, “ha messo in luce e amplificato le fratture preesistenti nella relazione tra cittadini e istituzioni, creando un’eredità di scetticismo istituzionale che si estende oltre i vaccini per Covid-19 e coinvolge i programmi di immunizzazione di routine, le campagne di vaccinazione stagionale e la preparazione a future pandemie”, dice Ciccozzi. Oltretutto i sistemi tradizionali di comunicazione si sono rivelati insufficienti quando la fiducia appare compromessa.

“Ricostruire la fiducia nei vaccini richiede investimenti sostenuti da parte delle istituzioni,
trasparenza istituzionale, coinvolgimento della comunità e governance responsabile.
L’era post-pandemia richiede una riconcettualizzazione fondamentale dell’esitazione vaccinale. Noi proponiamo di spostare il focus dai deficit di conoscenza individuali alle dinamiche relazionali tra cittadini e istituzioni. Per affrontare questa sfida è necessario andare oltre le campagne di comunicazione, verso strategie a lungo termine che ripristinino la fiducia istituzionale e rafforzino la resilienza dei sistemi sanitari pubblici”, conclude Massimo Ciccozzi.

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