Clostridioides difficile e disturbi intestinali, se il batterio arriva a scuola

Clostridioides difficile e disturbi intestinali, se il batterio arriva a scuola
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Come riconoscere e contrastare le infezioni da Clostridioides difficile a scuola

Mal di pancia, diarrea, dolori addominali? Non sempre il colpevole è un virus. “All’origine potrebbe esserci il Clostridioides difficile (in precedenza noto come Clostridium difficile), un batterio che può colonizzare l’intestino umano e che, in particolari condizioni, può provocare disturbi gastrointestinali, soprattutto diarrea, dolori addominali e, nei casi più importanti, una vera e propria colite. La sua peculiarità è la capacità di produrre spore molto resistenti nell’ambiente, che possono persistere a lungo su superfici e oggetti”. A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva  all’Università Statale di Milano.

Dove si annida il batterio

“Nella maggior parte dei casi – spiega Pregliasco – l’infezione si manifesta dopo alterazioni della normale flora batterica intestinale, spesso conseguenti a trattamenti antibiotici prolungati o ripetuti. Per questo motivo il batterio è tradizionalmente considerato un problema più frequente negli ospedali, nelle strutture assistenziali e nelle persone anziane o fragili, piuttosto che nei bambini sani in età scolare”. 

Se il batterio Clostridioides difficile arriva a scuola

Ma che cosa succede se il problema si verifica in un nido o una scuola materna? “La presenza di un caso all’interno di una classe non equivale necessariamente all’esistenza di un focolaio epidemico. È infatti importante distinguere tra la semplice identificazione del batterio e la presenza di una malattia clinicamente significativa. Molti soggetti possono essere portatori del microrganismo senza sviluppare sintomi rilevanti”, dice il virologo.

Se però si verificano diversi episodi di diarrea tra gli alunni e il Clostridioides difficile viene identificato “è corretto aumentare il livello di attenzione, monitorando eventuali sintomi gastrointestinali e rafforzando le misure igieniche di base, che rappresentano il principale strumento di prevenzione”, raccomanda Pregliasco.

I sintomi e cosa fare

I genitori “non devono allarmarsi in assenza di sintomi. Qualora il bambino presenti diarrea persistente, dolori addominali importanti, febbre o segni di disidratazione, è consigliabile contattare il pediatra curante, che valuterà la necessità di eventuali approfondimenti diagnostici”.

Le misure per contrastare il batterio

In questi casi “particolare importanza riveste il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone, soprattutto dopo l’utilizzo dei servizi igienici e prima dei pasti. È inoltre opportuno prestare attenzione alla corretta pulizia e sanificazione degli ambienti scolastici e domestici, soprattutto dei bagni e delle superfici maggiormente utilizzate”, raccomanda.

Insomma, “come spesso accade in sanità pubblica, la corretta informazione e la collaborazione tra scuola, famiglie e professionisti sanitari rappresentano gli strumenti più efficaci per gestire serenamente la situazione e prevenire ulteriori casi di Clostridioides difficile”, conclude Pregliasco.

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