Uscirà il 2 giugno in libreria, per Solferino, ‘La mia verità: Memorie e pensieri della mamma nel bosco’. Il nuovo libro di Catherine Birmingham, la mamma della famiglia nel bosco, contiene le riflessioni della donna sullo stile di vita alternativo scelto dai coniugi, a stretto contatto con la natura e fuori dai moderni modelli di consumo.
La famiglia nel bosco, un caso divisivo
Un caso che negli ultimi mesi ha diviso l’opinione pubblica: da una parte chi vede nella scelta di Catherine e Nathan un esperimento educativo radicale ma legittimo, dall’altra chi considera rischiosa una crescita dei bambini lontana dagli standard e dalle comodità quotidiane.
Gli interrogativi aperti dalla vicenda
La quarta di copertina del volume riassume il cuore della questione: “Quanta deviazione dalla norma è consentita, e chi decide davvero la norma? Chi decreta cosa costituisce un’infanzia sicura o accettabile?”. Domande che attraversano tutto il libro e che Catherine Birmingham affronta rivendicando il diritto a una vita “off the grid”, fuori dalla società dei consumi, in un contesto di autosufficienza, homeschooling e rifiuto dei modelli dominanti.
Nel racconto autobiografico la donna ripercorre viaggi, incontri e scelte maturate tra Australia, Asia ed Europa, fino all’arrivo in Abruzzo, descritto come il luogo del “cuore e della natura”. Il libro alterna ricordi personali e riflessioni spirituali, ambientaliste e pedagogiche, sostenendo la necessità di recuperare un rapporto autentico con la Terra e con le relazioni umane. “Mi concentro sulla verità e sul risveglio dell’umanità”, afferma Catherine nel volume.

La recensione del libro
A firmare una lunga recensione del libro sono lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa e psicoterapeuta Martina Aiello, entrambi consulenti di parte della famiglia. I due definiscono l’esperienza di Catherine e Nathan “un laboratorio coraggioso verso una nuova umanità”, fondato su ambientalismo radicale, rifiuto dello spreco, “digital detox”, libertà educativa e ricerca di relazioni “compassionevoli e non giudicanti”.
Secondo Cantelmi e Aiello il testo “genererà reazioni opposte”, ma il rischio è che ci si fermi “al dito e non alla luna”, concentrandosi cioè sulle singole affermazioni controverse invece che sul significato complessivo del percorso raccontato. “Crescere bimbi gentili, empatici, sicuri e liberi”, scrivono, sarebbe la vera meta educativa perseguita dalla coppia.
Nel libro Catherine non nasconde neppure le contraddizioni e le difficoltà vissute dopo l’intervento dei servizi sociali, una ferita che attraversa molte pagine del racconto. Eppure il tono resta spesso fiducioso, quasi spirituale. “Nel profondo sono certa che riusciremo ad innalzarci al di sopra dei tempi bui e vedremo sorgere per noi tutti una nuova alba”, scrive l’autrice nelle conclusioni.

