Ha tenuto tutta l’Argentina col fiato sospeso Leo Messi quando, al 73esimo minuto di Inter Miami-Philadelphia Union, ha chiesto il cambio dopo essersi toccato ripetutamente il bicipite femorale sinistro. A venti giorni dall’inizio dei Mondiali, infatti, un infortunio serio avrebbe compromesso la sua partecipazione al torneo. La diagnosi è stata però piuttosto benevola: sovraccarico muscolare associato ad affaticamento al bicipite femorale sinistro. Ma di cosa si tratta? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento.
Il problema muscolare di Messi
“Quando gli esami escludono ‘problemi seri’, significa che la risonanza magnetica o l’ecografia non hanno evidenziato una lesione macroscopica: non ci sono vere e proprie rotture delle fibre muscolari”, dice Bernetti.
Il muscolo soffre quindi di “un aumento localizzato del tono muscolare, una sorta di irrigidimento, e di un accumulo di sostanze tossiche legate allo sforzo. È comunque un segnale d’allarme da non sottovalutare: il corpo sta dicendo che la soglia di tolleranza al carico è stata superata”, chiarisce il fisiatra.
La specificità del bicipite femorale
Il fuoriclasse argentino non è nuovo a problemi muscolari e nella fattispecie al bicipite femorale. “È uno dei muscoli più sollecitati nel calcio e più vulnerabili in assoluto a causa del suo ruolo biomeccanico”, prosegue Bernetti. A sovraccaricare il bicipite femorale – e dunque a favorire la potenziale lesione – sono “i cambi di direzione, il calcio del pallone e lo scatto, fasi in cui il muscolo lavora mentre si allunga, allo scopo di controllare il movimento”.
Condizioni meccaniche a cui si aggiungono “fattori di rischio sistemici, come la fatica cumulativa da impegni ravvicinati, che riduce la capacità del sistema nervoso di coordinare in modo appropriato la contrazione muscolare”, dice ancora l’esperto.
Messi e il peso dell’età
Nel caso di Messi, poi, non si può non tener conto del fattore anagrafico: il 24 giugno compirà 39 anni. Un elemento che può influire sulla qualità del recupero. “Con l’avanzare dell’età il tessuto muscolare perde parzialmente elasticità e la capacità di rigenerazione cellulare diventa più lenta”, sottolinea il professor Bernetti.
La possibilità di vederlo in campo ai mondiali rimane comunque “molto concreta, proprio perché sembrerebbe non esserci una lesione strutturale. I tempi di recupero per un disturbo funzionale da sovraccarico sono in genere brevi, tra i 7 e i 14 giorni”, informa lo specialista.
Ma Messi ci arriverà in forma a patto che “la gestione del percorso riabilitativo e di riatletizzazione sia personalizzata e progressiva: forzare il rientro – conclude Bernetti – rappresenterebbe un rischio altissimo”.

