Immersioni, Nobel Semenza: “Alcune popolazioni resistono meglio senza ossigeno grazie alla genetica”

Immersioni, Nobel Semenza: “Alcune popolazioni resistono meglio senza ossigeno grazie alla genetica”
Gregg Semenza

Immersioni e ossigeno: il premio Nobel Semenza e l’effetto dell’adattamento

“Cuore e cervello perdono rapidamente funzionalità senza ossigeno. Ma chi vive da generazioni in ambienti estremi può sviluppare sistemi biologici più efficienti” per resistere all’ipossia, la ridotta disponibilità di ossigeno. Parola di Gregg L. Semenza, Premio Nobel per la Medicina, oggi a Roma per un seminario organizzato dall’Irccs San Raffaele e l’Università Telematica San Raffaele. Semenza, che entra nel Comitato tecnico scientifico dell’Irccs romano, affronta il tema parlando delle sfide delle immersioni dopo la tragedia avvenuta alle Maldive, costata la vita a 5 sub italiani.

Nel 2019 lo scienziato si è aggiudicato il Nobel per la Medicina – insieme allo statunitense William Kaelin Jr. e al britannico Peter J. Ratcliffe – per le scoperte su come le cellule percepiscono e si adattano alla disponibilità di ossigeno. “L’ossigeno è molto importante per il funzionamento dell’organismo, soprattutto di cuore e cervello. Non si può stare troppo tempo senza, altrimenti questi due organi perdono immediatamente la loro funzionalità”, ricorda il Nobel. 

I rischi della risalita dalle immersioni

Tornando alle sfide rappresentate dalle immersioni, il genetista ha sottolineato l’importanza della  pianificazione della risalita. Oltre alla carenza di ossigeno, infatti, possono insorgere complicanze legate alla presenza di gas disciolti nel sangue. “È molto importante pianificare la risalita, perché in mancanza di ossigeno – ricorda Semenza – possono esserci molti problemi legati anche all’azoto, che può formare bolle nel sangue”.

Tra geni e ambiente

Ma il cuore della riflessione dello scienziato riguarda l’adattamento genetico. Secondo Semenza, infatti, alcune popolazioni abituate da generazioni a vivere o lavorare in condizioni di ridotta disponibilità di ossigeno possono sviluppare caratteristiche biologiche peculiari.

“L’adattamento genetico avviene nelle popolazioni abituate a fare immersioni a grandi profondità senza l’uso delle bombole, come i pescatori di perle in Corea o in Indonesia. La loro genetica consente di resistere molto più a lungo” senza respirare “rispetto ad altre persone. Un fenomeno simile si osserva anche in chi vive in alta montagna: ha  un sistema adattato alla minore presenza di ossigeno”.

Insomma, Semenza ricorda come davanti all’ipossia il corpo umano ha limiti molto rigidi. Ma la risposta dell’organismo può variare in base all’ambiente, alla storia evolutiva e agli adattamenti maturati nel corso delle generazioni. Gli studi del Nobel hanno contribuito a chiarire proprio come le cellule ‘sentono’ la quantità di ossigeno disponibile e attivano risposte biologiche per adattarsi a condizioni di carenza. Una tema centrale anche in oncologia.

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